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venerdì 6 giugno 2014

Vivi, muori, ripeti

Ancora una giornata cinematografica questa settimana, qualche giorno fa prima di rituffarsi nel tran-tran del lavoro, dedicata a Edge of Tomorrow.

Non lo so... Tom Cruise non mi è mai dispiaciuto, ma da quando si è messo d'impegno a fare bei filmoni d'azione fantascientifica (un nome da non scordare mai: Oblivion) ogni volta che vado a vedere un film con lui nel cast, ne esco positivamente impressionato.
Intendiamoci, l'idea della giornata che si ripete e ripete e ripete, non è che la metterei nella top-ten delle idee più originali di sempre, ma è interessante il modo in cui è sviluppata.
Certo, oltre al lavoro degli sceneggiatori americani, non bisogna scordare il lavoro originale da cui è tratto il film - "All you need is kill" del giapponese Hiroshi Sakurazaka (nato come light-novel e poi incarnatosi anche in un manga vero e proprio) - ma comunque si può dire che sia stato fatto un buon lavoro: visivamente notevole, ha il giusto mix di momenti d'azione (tanti), momenti di tensione emotiva (una buona dose) e momenti comici (una spruzzatina che non guasta mai).

Tutto questo, senza scordare il fatto che, rievocando lo sbarco in Normandia in buona parte del film - e qui, credo che nell'originale del nipponico le cose siano un po' diverse - azzecca una buona impressione generale e aggancia una geniale operazione di marketing: il film, negli Stati Uniti, esce oggi (06/06/2014), in occasione dell'anniversario del D-Day.
Sinceramente, la scelta di farlo uscire in Italia la settimana prima non l'ho capita, ma non me ne lamenterò.

Ad ogni modo, non aggiungerò altro per non spoilerare un film che merita, merita davvero, tanto che è entrato nella mia wish-list di blue-ray/dvd appena terminato.

Ecco... solo un appunto sul finale: cosa diamine c'azzecca Love Me Again di John Newman - che fa da base ai titoli di coda - con tutto il film?
Sinceramente non l'ho capito, e mi ha lasciato molto perplesso, ma tant'è: a quel punto le luci in sala si erano già accese ed ho potuto tranquillamente tagliare corto avviandomi all'uscita della sala.

lunedì 2 giugno 2014

A proposito di Sentinelle (robotiche e in piedi)

Sabato sono andato al cinema a vedere l'ultima incarnazione, in ordine di tempo, dell'universo cinematografico Marvel: X-Men Giorni di un futuro passato.

Il film mi è piaciuto: per quanto contenga una serie di differenze notevoli rispetto all'arco narrativo fumettistico a cui è ispirato - a partire dal fatto che viene attribuito a Kitty Pride un potere, che non ha mai avuto nei fumetti, affinché possa assolvere il ruolo che, sulla carta, era stato di un altro personaggio - ha una serie di bei momenti sui personaggi, ha un buon ritmo, ha i suoi momenti comici e drammatici che si alternano niente male ed ha i suoi bei momenti impegnati.
Ci sono personaggi che metteresti tra i cattivi che, in fondo in fondo, hanno i loro motivi e sono animati da una spinta che, quando la senti spiegata da loro, te li fa rivalutare.
Ci sono momenti in cui sei costretto a prendere atto del fatto che i cattivi non sempre sono così cattivi come ti aspetteresti.
Ci sono momenti in cui il peso del tema della "paura del diverso" è importante, e non potrebbe essere diversamente essendo un film sui mutanti del Professor X e di Magneto.
Ci sono momenti in cui non puoi fare a meno di pensare che una piccola azione può fare la differenza tra odio e tolleranza.

E' in questo film che, per la prima volta nell'universo cinematografico della Casa delle Idee, abbiamo a che fare con le Sentinelle.
Ammetto di non essere un esperto dell'universo fumettistico Marvel, ma qualcosina la so... e qualcosina viene spiegata in questo film.
Le Sentinelle sono robot concepiti per dare la caccia ai mutanti.
Sono macchine inarrestabili, in grado di distinguere le persone normali da chi possiede il gene X, per attaccare e catturare/distruggere questi ultimi.
Le Sentinelle sono l'incarnazione della follia generata dalla paura che porta all'odio, con un cammino che, tutto sommato, ricorda quello del percorso verso il Lato Oscuro della Forza di Star Wars ("Collera, paura, aggressività... il Lato Oscuro essi sono").
Le Sentinelle nascono come uno strumento di protezione, ma diventeranno uno strumento di persecuzione.
Le Sentinelle sono l'esempio di cosa gli esseri umani possono arrivare a concepire se hanno paura.
Il loro aspetto è molto più umano di quanto non ci si potrebbe aspettare da un robot gigante distruttore, con caratteristiche estetiche (come gli "addominali scolpiti") che non servirebbero affatto ad una macchina, ma... non lo so, in fin dei conti è giusto che sembrino umani: dopotutto la paura degli umani le ha generate ed incarnano la follia di quegli stessi umani.
Le Sentinelle sono... sbagliate... ed è perfettamente giusto che siano così.
Sono l'incarnazione della distorsione di un sentimento legittimo - la preoccupazione per ciò che non si comprende del tutto e di cui non si conosce fino in fondo la portata.

C'è un altro tipo di sentinella che mi ricorda tanto le Sentinelle Marvel: le Sentinelle in piedi.
In Italia le Sentinelle in piedi sono nate da pochi mesi... da quello che ho capito, nascono a fine 2013.
Sulla carta, il loro ideale è giusto: difendere gli attacchi alla libertà di espressione frutto dell'azione sconsiderata dei legislatori.
Con le parole del loro stesso sito, loro vegliano "sullo stile dei Veilleurs debout francesi: in rigoroso silenzio, a due metri di distanza l’uno dall’altro,  leggendo un libro in segno della formazione permanente di cui tutti abbiamo costantemente bisogno, rivolti nella stessa direzione che è quella di un futuro migliore.
Vegliamo nelle piazze italiane di fronte ai luoghi di potere, con la nostra presenza numerosa e silenziosa ribadiamo che non è possibile zittire le coscienze di chi ha gli occhi aperti".
Tutto bellissimo: un fantastico ideale che si incarna in persone che vigilano sull'azione dei "potenti"... Allora perché questa storia mi suona così sbagliata?
Perché, quando vedo foto di quelle persone in piedi, una sensazione si accende sul fondo della mia coscienza che mi urla che tutto questo è distorto?
Forse perché mi appare sottosopra una protesta in cui si sta immobili in piedi? Forse, ma c'è sicuramente dell'altro.

Se si va a guardare su che cosa vegliano, viene fuori che vegliano sull'iter del disegno di legge "Scalfarotto" (dal nome del primo firmatario) che - come ha sostenuto la stampa - introduce il "reato di omofobia".
Vigilano perché quella legge, così com'è ora, potrebbe anche essere usata - stiracchiandone gli ideali - per attaccare la libertà di opinione di chi sostiene l'importanza di tutelare i diritti delle persone "normali".
Ecco che cosa vedo, allora, quando vedo quelle sentinelle: persone che ritengono che il loro diritto ad esprimere un'opinione "contro" sia più importante del diritto "pro" di persone che vedono, giorno dopo giorno, negato il proprio diritto alla felicità.
Oggi protestano in silenzio per affermare un loro diritto, ma lo fanno, non so quanto consapevolmente, dando al loro diritto di esprimere un'opinione un valore maggiore rispetto al diritto, di altre persone, ad aspirare alla felicità.

Uno dei diritti dell'uomo è il suo diritto a cercare un modo per essere felice su questo sasso che gira attorno ad una palla di gas rovente. Ogni uomo ha diritto a cercare qualcuno da amare ed ha diritto a poter vivere la sua vita in pace, senza attaccare gli altri e senza essere attaccato.
Quelle sentinelle si ergono pronte a negare i diritti degli altri in nome di un loro diritto... si ergono per poter continuare a dire che è sbagliato riconoscere diritti ad altre persone... si ergono in silenzio... ma capiscono quanto è sbagliato tutto questo? Capiscono quanto è debole la richiesta di difendere il diritto a dire che gli altri sbagliano a voler essere felici e tutelati?
Forse si ergono in silenzio perché non ci possono essere davvero parole per difendere una posizione così aberrante, o forse perché non saprebbero cosa dire se dovessero sostenere la propria posizione con argomentazioni valide.

Ad ogni modo, vedo quelle sentinelle silenziose e sento il bisogno di tenerle d'occhio, di vigilare su di loro perché sono mosse dalla paura: hanno paura che venga loro negato il diritto a esprimere la loro idea, per esempio, secondo cui la famiglia debba essere "naturale" (e quindi l'unione di un uomo e una donna).
Sono mossi dalla paura, ecco perché mi turbano: perché "La paura porta all'ira, l'ira all'odio, l'odio conduce alla sofferenza. La paura è la via per il Lato Oscuro".
Loro temono e per ora protestano in silenzio, ma... io li guardo ed ho l'impressione che sia solo l'inizio, che sia il primo passo prima che quelle sentinelle seguano il percorso delle Sentinelle ideate da Stan Lee e soci: strumenti concepiti per proteggere possono diventare strumenti di repressione!
Spero di sbagliarmi, ma una vocetta nella mia coscienza urla che non si può ignorare una cosa del genere, e quindi io continuo a guardare, cercando di notare cambiamenti nel comportamento delle Sentinelle.

mercoledì 17 aprile 2013

Oblivion

Sabato eravamo a Genova ed abbiamo colto l'occasione della serata libera per andare al cinema.
Siamo andati a vedere Oblivion e, personalmente, l'ho apprezzato parecchio.

Il trailer, a tratti, fa pensare ad un action movie di fantascienza, ed in effetti un certo numero di scene d'azione ci sono, ma alla fine ci sono aspetti molto interessanti che vanno ben al di là di una scazzottata con gli alieni cattivi.
Guardando il film, fin dal primo minuto, si ricevono un sacco di informazioni dalla voce narrante del protagonista su chi egli sia, su chi sia la sua compagna, su che cosa essi facciano, su cos'è successo al loro mondo, su chi siano i suoi avversari e su quali siano gli obiettivi della loro missioni, la ricompesa che li attende, ecc, ecc... ma il protagonista - un ottimo Tom Cruise, se devo dire la verità - è un personaggio inquieto a cui il mondo in cui vive sta stretto... c'è qualcosa di stonato nella canzone che lui stesso canta, e ne è perfettamente consapevole.
I ricordi sono la sua ossessione: ricordi che non dovrebbe avere, perchè ha subito la "cancellazione della memoria obbligatoria" cinque anni prima, come parte del protocollo dell'incarico che svolge; e che i ricordi, o meglio la loro assenza, siano un tema importarte della trama lo si capisce già dal titolo.
Ok, da qui in poi potrebbe scapparmi qualche spoiler...
Sulla Terra post atomica e priva della Luna - che pende in frantumi nel cielo - di Oblivion, il protagonista - Jack Harper - ha convinzioni semplici: è un tecnico che ripara droni da combattimento che sorvegliano delle turbine la cui funzione è quella di trasformare l'acqua in energia, energia che serve agli ultimi umani rimasti indietro sulla stazione orbitale Tet, dopo che il grosso degli altri sopravvissuti è già partito, per raggiungere la loro nuova casa su Titano. Sulla Terra si aggirano ancora gli Scavenger, gli invasori alieni che hanno causato la distruzione della Luna, ed a cui gli l'umanità lascerà un pianeta prosciugato.
Come giustamente nota il protagonista, c'è dell'ironia nella situazione: la guerra è stata vinta dagli umani ma, nonostante questo, sono loro che se ne vanno... sa tanto di vittoria di Pirro.

Ad ogni modo, come si intuiva già dal trailer, in realtà i mistiosi Scav altro non sono che esseri umani... il problema è che questa rivelazione - che arrivava alla fine del trailer lasciandoti con la sensazione di averti spoilerato l'intero film - arriva un attimo prima della pausa tra il primo ed il secondo tempo (se il film lo si vede in un cinema che ancora la fa).
Mentre aspettavamo che si spegnessero di nuovo le luci, noi due ci guardavamo e ci interrogavamo su che senso avesse quella rivelazione a quel punto... c'era la vaga sensazione di essere incappati in un film di cui ti avessero rivelato troppo e ci chiedevamo perchè.
La risposta che mi davo io, era abbastanza semplice: è un film di fantascienza e spesso i tralier dei film di questo genere sono molto rivelatori... la mia ipotesi è che la scelta di farli così sia legata al fatto che, si tratta di un genere non necessariamente popolarissimo e quindi, se non viene spiegato molto nel trailer, c'è il rischio che il film venga ignorato, da parte del potenziale pubblico, perchè... "mah, cos'è quella roba lì?". Ok che c'è Tom Cruise e le sue fan le hai già portate al cinema semplicemente con alcuni dei poster promozionali, ma potrebbe non bastare per coprire il budget di un film ad alto costo.

In realtà, il trailer non è così rivelatore come possa sembrare.
Guardandolo mi ero fatto l'idea di una lotta tra due "classi sociali" che aveva portato una ricca élite tecnologicamente più avanzata (quelli della fazione cui appartiene il protagonista, che abitano su piattaforme aeree in un mondo bianco e luminoso con veicoli che fanno mirabili evoluzioni) a scontrarsi con una maggioranza tecnologicamente più arretrata e povera (gli avversari della rivelazione finale del trailer, che vivono in posti oscuri che sembrano acciaierie abbandonate e che indossano neri abiti logori e stracciati), ma senza che queste fossero rivelate alla "truppa" dell'élite.
Il bello è che non è affatto così.
Gli Scav non sono chi sembrano, ed i loro abiti logori non sono sintomo di povertà... certo, tra loro ci sono anche profughi e fuggiaschi, ma le cose non stanno per niente come pensavo... e men che meno stanno come pensava il protagonista.

La rivelazione dell'inganno in cui mi ero spinto da solo, è stata notevole, così com'è stato notevole rendersi conto che c'era un motivo se mi sembrava - per tutto il primo tempo - che ci fosse qualcosa di  strano, qualcosa di stonato: nelle scene in cui c'erano comunicazioni radio tra la base a terra ed il Tet c'era qualcosa che non mi quadrava, qualcosa che mi lasciava perplesso e non capivo perchè... alla fine, con le rivelazioni degli ultimi dieci minuti, le cose si sono chiarite e sono riuscito a spiegarmi anche quel senso di perplessità che mi assillava.

Oblivion ha anche un altro merito: c'è, nelle scene, qualcosa di subdolo, che non noti subito finchè non te lo fa notare la pagina di Wikipedia in inglese che parla del film: c'è spessissimo un sacco di luce!
Ci sono occasionali scene al buio, in posti chiusi, ma la maggior parte del tempo il mondo è luminosissimo, quasi abbagliante.
Una scelta registica interessante, legata anche alla possibilità di sfruttare la luce naturale in riprese fatte - da quello che leggevo - in estate in Islanda, volta a portare più luce nella fantascienza. Un bel contrasto per il registra, che è quello stesso Joseph Kosinski che ha diretto Tron Legacy - un film in cui , all'opposto, la luce era spenta per tre quarti del tempo.

Per finire, due curiosità.
Sempre secondo la pagina di Wikipedia del film, Oblivion negli Stati Uniti uscirà solo venerdì. E' uscito prima in diverse parti del resto del mondo, ma nonostante questo, al 16.04.2013 - dopo 6 giorni di programmazione dall'uscita nella prima nazione ad averlo visto, ha già incassato 61.000.000 di dollari... Ho come l'impressione che rientrare dei costi di produzione non sarà un grosso problema.
L'altra curiosità riguarda invece il funzionamento del mio cervello surreale: per tre quarti del film, uno degli archivisti delle informazioni inutili della mia testa, è stato impegnato a cercare di ricordare dove avevo già sentito il nome Tet... dopo molto scartabellare, è riuscito ad emergere dallo schedario in cui si era infilato con in mano due fogli: uno era la locandina di "Full Metal Jacket" e l'altro era la pagina di Wikipedia relativa all'Offensiva del Tet, l'attacco nord vietnamita cominciato in occasione delle festività del Tet (il capodanno vietnamita), per l'appunto, del 1968, di cui nel film di Kubrick viene mostrato l'inizio.

giovedì 11 aprile 2013

Prove generali di terza guerra mondiale - parte quarta

La Corea del Nord sarebbe pronta all'attacco missilistico su bersagli a corto e medio raggio e di conseguenza gli americani avrebbero schierato a Guam postazioni antimissili, il Giappone ha dislocato delle postazioni di missili intercettori Patriot perfino in contro a Tokyo e la Corea del Sud si prepara ad un vero e proprio conflitto con i loro vicini del nord.

Secondo alcuni analisti sud coreani, ieri avrebbe potuto essere un buon giorno per l'attacco, secondo altri analisti il giorno più probabile è il prossimo 15 aprile per la valenza simbolica per i nord coreani - se non ho capito male, è l'anniversario della nascita del primo leader della rivoluzione, il nonno dell'attuale giovane leader.

Praticamente tutti gli analisti si dicono piuttosto preoccupati della situazione specie dopo che Pyongyang ha annunciato che non potrà essere garantita l'incolumità agli ambasciatori, dopo che aveva avvertito gli stranieri presenti in Corea del Sud che sarebbe meglio, per la loro incolumità, lasciare il paese e dopo che da giorni la frontiera di Kaesong è chiusa. Inoltre la situazione è diventata ancora più preoccupante, almeno secondo me, dopo che è circolata la notizia secondo cui un'agenzia di viaggi cinese, specializzata in turismo in Corea del Nord, ha cancellato una serie di viaggi a seguito di una presunta notifica da parte dell'Amministrazione nazionale cinese sul turismo secondo cui sarebbe sconsigliabile recarsi oltre confine.

Come se non bastasse, Seul e Washington hanno innalzato il livello d'allerta.
Non credo che quello di cui parli la stampa sia il livello DEFCON, anche perchè gli americani stanno cercando di essere molto rassicuranti con i loro cittandini - stanno cercando di far capire che una minaccia diretta agli Stati Uniti è molto improbabile, ma che è necessario stare attenti alla sicurezza delle installazioni americane nell'area - ciò nonostante, continuano a passarmi davanti agli occhi scene da "Wargames"... se va avanti così, sarò costretto a riguardare quel film!

martedì 2 aprile 2013

Prove generali di terza guerra mondiale - parte seconda

Continua ad aumentare la tensione tra Corea del Nord e Corea del Sud, come se il mondo avesse bisogno di queste cose...
Il giovane leader Kim Jong-un continua a far fare esercitazioni ai suoi e parla dei piani per aumentare la "quantità e qualità" del deterrente nucleare a disposizione di Pyongyang, ed in questo ambito, annuncia la riattivazione di un reattore nucleare che era stato chiuso dalle autorità nordcoreane in cambio di aiuti internazionali ed a seguito della pressione esercitata per fargli smantellare quello stabilimento che serviva non solo come centrale elettrica.
Gli Stati Uniti spostano bombardieri e caccia dal Giappone alla Corea del Sud; Tokyo si lamenta del piano di riavvio del reattore, Pechino aumenta le presenza di truppe lungo il confine con la Corea del Nord - anche se, sembra, più per proteggere i suoi confini dai potenziali fuggitivi nordcoreani piuttosto che per andare a dare una mano ai suoi alleati.
Gli unici che, pur se presenti nella zona, non dicono nulla sono i russi... che pure vengono tirati per la giacchetta dai giapponesi che premono per la riapertura del tavolo che aveva portato al blocco del reattore, mentre le Nazioni Unite sostengono che ci si sta spingendo troppo oltre e bisogna mettersi a parlare invece che continuare a mostrare i muscoli.
Sarà, però intanto la Corea del Sud ha posto anche i suoi uomini in allerta ed ha cambiato le regole d'ingaggio autorizzando l'uso della forza, come reazione ad un attacco, anche senza autorizzazione governativa...

Il rischio che qualche giovanotto che la guerra non l'ha mai vista, mentre sta seduto con un dito sul grilletto con alle spalle i loro leader che sbraitano - o proprio perchè infervorato dai suoi leader che sbraitano - faccia scoppiare un putiferio di dimensioni epocali aumenta ogni giorno che passa.

Magari, alla fine di tutta questa piazzata, la Corea del Nord non riavvierà il reattore ed otterrà in cambio un aumento degli aiuti che riceve; magari, alla fine della storia, verrà fuori che la Corea del Nord non aveva nessuna reale intenzione di riaccendere quel reattore ed ha solo fatto la faccia cattiva per tirare sul prezzo; magari, a cose fatte, quei bombardieri e quei caccia statunitensi se ne torneranno in Giappone dopo essersi fatti una scampagnata in Corea del Sud...
Magari tutto questo... e speriamolo davvero perchè se no ci ritroveremo davanti ad una brutta lezione da imparare, temo, e non sarà una lezione che si impara da una partita a tris...

martedì 26 marzo 2013

Prove generali di terza guerra mondiale

Se devo dire la verità, sono un filino preoccupato dall'evoluzione della situazione - per altro già tesa - tra Corea del Nord e Corea del Sud: Pyongyang ha messo le sue truppe in allarme, mobilitando tutte le unità, comprese quelle per attacchi missilistici all'indirizzo del territorio americano.
Se anche Washington non ha da temere, come alcuni analisti dichiarano, un attacco nucleare diretto, resta che se anche solo un fazzolettino usato nord coreano arrivasse vicino ad un bersaglio statunintense, io una rappresaglina me l'aspetterei... senza considerare che non servono i missili balistici intercontinentali per colpire Seul o Tokyo e la cosa costringerebbe, di fatto, gli Stati Uniti ad un intervento che non potrebbe essere una semplice tirata d'orecchie.

Secondo un analista di questioni nord coreane interpellato dal Washington Post, questa escalation non sarebbe altro che un modo per far acquisire autorità interna al presidente Kim Jong-un attraverso una prova di forza militare, quindi non si tratterebbe di molto di più che una spacconata per farsi rispettare dai suoi... Poi, però, lo stesso analista ammette che se alle minacce non seguisse nessuna azione reale, di cui il presidente potesse prendersi il merito, l'intera manovra perderebbe di significato. Come a dire che qualcosa bisogna aspettarselo, altrimenti il grande leader non potrà fare la figura dell'eroe che guida il suo popolo.
Da quel punto di vista, la posizione cinese che richiama l'alleato alla calma potrebbe - a mio avviso - risultare anche dannosa, perchè se poi non succedesse niente, chi impedirebbe a qualcuno di dire che Kim è un sottomultiplo dell'autorità cinese?

La cosa che mi risveglia timori più o meno remoti, probailmente, in tutta questa storia è che siamo praticamente di fronte ad uno degli scenari che il WOPR di War Games mostrava mentre imparava che in un conflitto termonucleare globale non ci possono essere vincitori.
Anni di film anni '80 forse mi hanno segnato? Può darsi...
O forse a segnarmi è stata la consapevolezza che il mondo è pieno di squilibrati spacconi e che quelli più pericolosi sono quelli che devono dimostrare di esserlo...

domenica 31 ottobre 2010

Ritorni, ponti, traslochi ed effetti quantistici

Continua la mia vita sulla A22, anche se sempre più spesso mi ritrovo anche sulla A4.

Viaggiando da e per la provincia di Bolzano, ho scoperto una cosa che non avrei mai sospettato: Isoradio non copre tutto il territorio nazionale! Anzi, a nord di Mantova puoi essere praticamente certo di non riuscire a sentire nessuna notizia che riguardi il resto d'Italia, almeno se sei sulla Brennero.

Di per sè, questa scoperta non mi avrebbe fatto nè caldo nè freddo se giovedì non ci fossero stati un numero non meglio quantificato di chilometri (tra gli otto ed i dieci) di coda tra lo svincolo A22/A4 e Mantova.

Giovedì sera stavo rientrando dal mio alpeggio tecnologico per una giornata di ferie che avrebbe dovuto vedermi a Lucca in occasione del Games... purtroppo la mia Moretta ha avuto la bella idea di ammalarsi (accusandomi di aver portato in pianura un virus sudtirolese dopato dalla sopravvivenza ai miei anticorpi... anche se nulla di questo è stato dimostrato o suffragato da altri dati che non fossero le sue accuse) e quindi la trasferta toscana è saltata miseramente.
Ad ogni modo, mentre avvertivo mio padre del fatto che l'indomani sarei stato a casa per dare una mano a pulire la mia cucina (appena installata) ed il resto del mobilio (a questo punto completo... a meno di un paio di sedie in più che ho acquistato oggi stesso...) preparando il trasloco, lui mi informava della coda.
Di lì a due chilometri, cominciava la martellante sequenza di annunci da parte dei pannelli informativi in autostrada... ma purtroppo Isoradio taceva e non mi riusciva di aggiornarmi in alcun modo (non so perchè, ma la frequenza delle informazioni sul traffico della Brennero alla mia autoradio non piace...).

Arrivato all'altezza di Verona, allarmato dall'idea di una decina di chilometri potenzialmente a passo d'uomo (non saprò mai quanto problematica fosse la situazione, ma la dicitura "code" non si presta mai ad interpretazioni ottimistiche) ho optato per il giro alternativo: Verona-Padova-Bologna.
Esito complessivo del viaggio:
- partenza da San Martino in Passiria ore 18:00
- arrivo a Bologna ore 22:00
- soste effettuate 0.
Nulla di cui stupirsi se al mio arrivo ero un pochetto provato.

Nonostante le premesse non esaltanti, le due giornate successive sono state proficue dal punto di vista della sistemazione della mia nuova dimora e, se tutto va bene, domani i primi materiali cominceranno a percorrere i sette chilometri che separano casa dei miei da casa mia.
Stanotte, poi, per la prima volta dormirò nella mia fiera magione solatio.
Preciso che non è la prima volta che ci dormo: già la settimana scorsa ho innaugurato il materasso, ma quella sera la mia Luce era con me.

Le giornate emiliane mi hano un po' ricaricato. Certo, i chilometri percorsi sono una quantità ragguardevole, come le cose fatte e le persone incontrate (anche grazie all'annuale evento sociale a casa della Paola in quel di Bologna), ma ho bisogno decisamente di fare il pieno di enegia: le settimane che mi attendono potranno mettere a dura prova la mia resistenza.
Con ordine: per la settimana entrante le prospettive sono di tre giorni (dopo il lunedì festivo) in subtirolo, giovedì sera rientro in quel di Bologna, venerdì in giornata a Milano (sia reso grazie al signor Frecciarossa), serata con partenza alla volta della Liguria e fine settimana genovese.
Le due settimane successive rischiano di essere pure peggio... Lunedì, martedì e mercoledì in pianta stabile a Milano, giovedì a San Martino e venerdì a Modena in telelavoro... Con la nota di suspance su dove dormirò mercoledì sera: a Milano, Modena o San Martino?
Comincio ad avere momenti in cui mi sento una particella quantistica in uno stato delocalizzato: dove mi sveglierò domani mattina?
Thriller notturni a parte, credo che se sopravviverò al mese di Novembre nulla potrà più mettere alla prova la mia resistenza.

Sempre nell'ambito del progetto "energia in ricarica" una nota su una serata cinematografica trascorsa a Bolzano la settimana scorsa: in occasione del venticinquesimo anniversario di "Ritorno al futuro", con David (collega sudtirolese) sono andato a vedere questa assoluta perla della storia del cinema nello spendore della versione rimasterizzata su grande schermo.
Serata che risulta sempre esaltante quando le note di "Power of love" cominciano a risuonare su uno skateboard in giro per le strate di Hill Valley.
Positiva la serata anche in termini di compagnia: David è simpatico e, nonostante all'inizio pensassi fosse molto taciturno, in realtà e abbastanza propenso alla conversazione... probabilmente quello che lo frena è la sua padronanza della lingua di Dante, ma forse la serata con un logorroico senza freni come me può averlo aiutato un po' (lavorando quindi per il progetto del capo che sperava che la mia presenza in ufficio aiutasse a rafforzare la lingua italiana presente, ma non molto radicata, nei miei colleghi sudtirolesi di madrelingua teutonica - o quasi).

domenica 18 aprile 2010

Film... ma non solo

Tra ieri ed oggi ho visto tre film in televisione.
Era veramente un sacco di tempo che non guardavo in televisione altro che non fossero telegiornali, la dimostrazione tangibile che la mia vita ha, a tratti, ritmi tanto assurdi da farmi desiderare, di quando in quando, di cercare il freno a mano della mia esistenza.

Ad ogni modo, erano mesi che non guardavo un programma televisivo per intero: non un telefilm nè un film. O meglio, erano mesi che non li guardavo sul supporto che l'aggettivo nel nome presupporrebbe: cose ne ho viste, ma tipicamente su un monitor per PC...

Ieri sera, no: dopo aver visto - in camera sul monitor, manco a dirlo - il film "S. Darko" (su cui non mi esprimerò... mi ha lasciato un po' troppo perplesso... anche se devo dire che anche il precedente "Donnie Darko" mi aveva lasciato con parecchie domande nella testa, compresa la più importante: "Ma mi è piaciuto o no?"), sono passato dalla cucina nel momento in cui, su Italia 1, cominciava un classicone hollywoodiano a cui non riesco a resistere mai: "Twister".

Che cosa in un film come quello riesca sempre ad incatenarmi, rimane per me un mistero insondabile: non è un "disaster movie" nel senso stretto del termine - e, per altro, i disaster movie non sono il "mio genere" nel senso stretto del termine - eppure ha quel non so... sì, insomma: è un catastrofico per modo di dire, che strizza l'occhio con personaggi pseudo-scienziati che si avvicina quasi più alla fantascienza; ha ironia e battute surreali (adoro la scena del "Mucca... Altra mucca") e riesce ad inchiodarmi dove mi trovo in praticamente ogni occasione. Non il solo ad avere queste caratteristiche (effettivamente c'è qualche simile tipo "Armageddon" e "The Core"...), ma lui ha un dono assurdo: probabilmente è quello che, meglio di tutti i suoi fratellini, riesce a farmi restare lì dove mi trovo, anche in piedi, a guardarlo dall'inizio alla fine.

Finito di vedere quello, prima di andare a letto (almeno così credevo), ho cominciato un rapido giro di zapping.
Non l'avessi mai fatto!
Sono capitato su Rai 4 nel bel mezzo di una puntata di "Roma": telefilmone con soldi di mezzo mondo (HBO e BBC in testa con due lire anche della RAI), girato a Cinecittà assolutamente fantastico. Un colossal da un sacco di soldi con scenografie storicamente accurate, costumi fatti che sembrano veri, storie ben strutturate e personaggi con un senso... e dove i grandi eventi della storia che coinvolgono Cesare sono solo lo sfondo per le vicende personali di due disgraziati: un centurione (cittadino romano i cui genitori allevavano cavalli dalle parti di Mutina) ed un legionario (più grosso che sveglio).
Crudo, tanto che Rai 2 lo aveva censurato, a suo tempo (mentre Rai 4 sembra che non lo censuri... finalmente!) eppure ben fatto. Un vero peccato che il progetto di cinque stagioni si sia arenato alla fine della seconda.

A questo punto, il conto delle visioni televisive sarebbe solo di un film ed un telefilm... come si fa ad arrivare a tre film?
Beh, basta fare l'errore di passare dalla cucina a tardo pomeriggio della domenica (incrociando il sempreverde "Men in Black" su Italia 1) e fare zapping su Rai 4, subito dopo cena, pescando l'inizio di "School of Rock"...

Ho, per altro, notato una cosa curiosa: Italia 1, in questo mio computo particolarissimo, è stata sempre prima dell'anno 2000, mentre Rai 4 sempre dopo...
Chissà perchè il quarto canale della TV pubblica, quello che è solo sul digitale terrestre, mi sta sempre più simpatico?

Ad ogni modo, sono riuscito a fuggire dalla televisione quando stava cominciado "Il labirinto del fauno"... ne ho sentito parlare bene, ma non mi stava prendendo granchè quindi sono svicolato.

Incredibilmente televisivo come fine settimana, non c'è che dire, ma la cosa che più mi sorprende è che sia stato così nonostante abbia avuto un sacco da fare (ed abbia prodotto, tra l'altro, il restyle di tutte le carte del gioco "Mutaforma in Tabula" per l'imminente STICCON... decisamente dovrei decidermi a dormire di più...)

lunedì 21 luglio 2008

Filosofia con le pallottole e la posta degli sconosciuti

Sabato sono andato al cinema a Genova, con Fhede ed un altro paio di amici, e sono andato a vedere un film che, nonostante diverse persone me ne avessero parlato maluccio, mi ha impressionato positivamente: Wanted.
Sia chiaro, non stiamo parlando di Bergman o di Fellini: stiamo parlando di un action movie americano, liberamente tratto da un fumetto, dal budget piuttosto alto e che di credibile e verosimile ha ben poco. Da quello che ho capito leggiucchiando qua e là, financo il tasso di fedeltà al fumetto è bassino (anche se ormai non mi aspetto più la fedeltà alla fonte originale, parlando di certi film), ma non è poi così male.

A dire la verità, probabilmente, il crescendo d'azione che porta al finale mi ha ben disposto verso quella che, ad occhio e croce, potrebbe essere la cosa che mi ha caricato di più: le battute finali.
Le riporto dalla lingua originale (riprendendole dalle "memorable quotes" per come appaiono sull'Internet Movie DataBase)

Wesley: [narrates] This *is* me taking control; from Sloan, from the Fraternity, from Janis, billing reports, ergonomic keyboards, from cheating girlfriends and sack of shit best friends. This is me taking back control of my life.
[Speaks to camera]
Wesley: What the fuck have you done lately?


Era quasi l'una di notte, quando è finito il film, e nonostante questo ero carico e ben sveglio, cosa sempre meno frequente in questo periodo, tanto che ero lì che, commentando il film, sono arrivato a definirlo, "filosofia con le pallottole che girano".
Godibile, leggero con un paio di domande da potersi fare ogni tanto, non troppo impegnato, alla prima occhiata, ma non vuoto, se uno vuole soffermarsi un attimo sulle implicazioni che certi punti della storia comportano.
Ci si può fermare a guardare in faccia il protagonista e chiedersi davvero che cosa si è fatto nelle ultime sei settimane (il periodo coperto dalla narrazione del film) o si può fermarsi un attimo a porsi quella domanda, sul concetto di bene e male, che sta dietro il discorso che il personaggio di Angelina Jolie chiude con la frase

Fox: Kill one, maybe save a thousand.

Non sarà un trattato di filosofia nè un filmone da Oscar, ma alla fine non è male, almeno per come la vedo io.

A farmi riflettere su quello che sto facendo ultimamente, ci si è messa anche una cosa di ordinaria amministrazione capitata oggi in ufficio.
Nei primissimi giorni dopo la mia assunzione, principalmente perchè avevo ancora un'operatività limitata, sono finito a fare un lavoro abbastanza particolare: gestire la posta rientrata.

Capita abbastanza di frequente che una lettera da noi inviata ad un cliente ci torni indietro perchè la posta sostiene che il destinatario è irreperibile, si è trasferito o l'indirizzo è sbagliato; quando questo genere di messaggio di riento arriva, c'è da cercare di scoprire un indirizzo valido per il cliente, un po' per riprovare a spedirgli il messaggio, ma soprattutto per evitare che l'inconveniente si ripeta in futuro.
E' un lavoro semplice, che quindi anche uno che ha appena cominciato può fare, ma da quella prima lettera rispedita, al termine di una ricerca di qualche minuto, l'incarico è diventato mio, per consuetudine, a tutti gli effetti.

La cosa più strana è l'effetto che fa, ogni tanto, notare che mentre altri colleghi (soprattutto quelli del legale, della contabilità o del controllo interno) ricevono buste contenenti messaggi indirizzati, più o meno, a loro (o, quantomeno, alla loro funzione...) io sono tra i pochi altri a ricevere posta, ma si tratta di posta non mia: io ricevo la posta smarrita.
Tecnicamente, è posta indirizzata alla mia funzione, ma è la posta che non ha trovato un padrone... una posta... "a metà": partita e mai arrivata, costretta a tornare, a volte, per l'assurdo comportamento di una persona che non avvisa quando cambia indirizzo o di un'altra che non si sbatte più del minimo indispensabile per far arrivare a buon fine i messaggi che ha in carico.

E' strano come una semplice busta, che avevi chiuso tu stesso qualche settimana prima, possa apparire tanto diversa se riporta su una semplice scrittina... una singola parola: "Sconosciuto".

lunedì 19 maggio 2008

A volte ritornano... ed è sempre un piacere

Stanno tornando, ad ampie falcate, gli anni 80.
Si nota da tante piccole cose, a partire dalle vetrine e dalla gente in giro per strada: occhiali Ray Ban a goccia che sembrano venuti fuori da Top Gun, le Converse, gli stivaletti da donna flosci, le scarpe da donna con punte un po' arrotondate e tacchi che non sono piu' a sezione micrometrica...

E poi, non dimentichiamolo, sta tornando Indiana Jones!
Che bello...

Decisamente un periodo a cui tengo tanto, quel decennio, forse ero un po' piccolo per apprezzarlo fino in fondo, ma è il periodo in cui sono venuto su, quindi quegli anni sono sempre speciali per me.
Adesso ritornano, perchè la moda è fatta così con i suoi corsi e ricorsi e perchè alla gente piace sempre vivere "alla grande", anche se ovviamente sono una nuova copia un po' diversa.

Adesso ci sono le ragazze con le ballerine e i Ray Ban (all'epoca gli occhiali da fico ce li mettevamo noi maschietti che sognavamo di fare i fichi pilotando un TomCat ed atterrando sul ponte di volo di una portaerei) e i ragazzi con le All Star ed i capelli "Emo" (e qui non ci siamo: nessuno di noi avrebbe mai pensato di stirarsi i capelli per fare il fico e tirarsi un ciuffo davanti agli occhi per non vedere piu' una cippa).
Che poi, che diavolo mi rappresenta 'sto stile "Emo" ancora non l'ho capito del tutto...
Ci provo a capirlo, ma mi rimane un po' misterioso.
Forse un giorno lo capirò, ma fino ad allora rimango un po' perplesso.

Resta che gli anni 80 stanno tornando, e voglio ricordarli con le (cariche anche se un po' tristi) note dei Bowling for Soup e ricordiamo per un po' il...

"1985"

Woohoo
Woohoo

Debbie just hit the wall
She never had it all
One Prozac a day
Husbands a CPA
Her dreams went out the door
When she turned twenty four
Only been with one man
What happen to her plan?

She was gonna be an actress
She was gonna be a star
She was gonna shake her ass
On the hood of white snake’s car
Her yellow SUV is now the enemy
Looks at her average life
And nothing has been alright

Springstein, Madonna
Way before Nirvana
There was U 2 and Blondie
And music still on MTV
Her two kids in high school
They tell her that she’s uncool
But she still preoccupied
With 19, 19, 1985

Woohoo
(1985)
Woohoo

She's seen all the classics
She knows every line
Breakfast Club, Pretty in Pink
Even Saint Elmo's Fire
She rocked out to wham
Not a big Limp Biscuit fan
Thought she’d get a hand
On a member of Duran Duran

Where’s the mini-skirt made of snake skin
And who’s the other guy singing in Van Halen
When did reality become T.V.
What ever happen to sitcoms, game shows
(on the radio there was)

Springstein, Madonna
Way before Nirvana
There was U2 and Blondie
And music still on MTV
Her two kids in high school
They tell her that she’s uncool
But she still preoccupied
With 19, 19, 1985

Woohoo

She hates time make it stop
When did Motley Crew become classic rock?
And when did Ozzy become an actor?
Please make this stop stop
Stop!
And bring back

Springstein, Madonna
Way before Nirvana
There was U2 and Blondie
And music still on MTV
Her two kids in high school
They tell her that she’s uncool
But she still preoccupied
With 1985

Springstein, Madonna
Way before Nirvana
There was U2 and Blondie
And music still on MTV
Her two kids in high school
They tell her that she’s uncool
But she still preoccupied
With 19, 19, 1985

Bowling for Soup - A hangover you don't deserve (2004)

domenica 2 dicembre 2007

Il risveglio delle tenebre

Giovedì sera, quando ero a Genova, sono andato al cinema con la mia Fhede.
Siamo andati a vedere "Il risveglio delle tenebre" e mi è piaciuto.
Il film è un fantasy un po' particolare che mischia un po' di idee, ma non è sviluppato male.
Carino... Non lo definirei il nuovo "Signore degli Anelli", ma comunque caruccio.

Tra le perle più notevoli del film, quasi sicuramente, metterei l'interpretazione di Christopher Eccleston che interpreta "Il Cavaliere".
Eccleston è un genio scoppiato: è stato il nono "Doctor Who" e, con la sua capacità di assumere a comando un'espressione completamente aliena ed alienata, è assolutamente incredibile.
Non sono riuscito a trattanermi quando, con la faccia tipica de "Il Dottore" compare nel film interpretando "Il Dottore", il medico del paese in cui si svolge la vicenda che, per caso o per scelta, non ha un nome di battesimo.

A parte Eccleston, comunque, pregevoli alcune idee presenti nel film anche se, volendo, un venti minuti in più per dettagliare meglio alcuni aspetti della vicenda ci potevano stare, ma anche così è un gradevole passatempo: non una mattonata intellettualoide, ma un gradevole filmetto "fantasy" con uno scontro tra il bene ed il male senza troppe pretese. Un film caruccio che passa bene e che si lascia guardare senza la pretesa di essere un capolavoro, ma che alla fine ha comunque il suo bel perchè.