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venerdì 21 settembre 2012

Chi di spada ferisce...

Non provo particolare simpatia (come mi piacciono gli eufemismi!) per la politica aggressiva che Apple applica nella gestione dei copyright e dei brevetti.
Visti i precedenti, non considero in alcun modo obiettiva e seria una giuria americana chiamata a dirimete una questione di proprietà intellettuali tra una società USA ed una straniera, anche perchè danno sempre ragione agli americani anche quando hanno smaccatamente torto (ci si riguardi "Il re leone" della Disney e lo si confronti con "Kimba, il leone bianco" di Tetsuka o si guardi "Atlantis", sempre della major di Topolino, e si riveda "Il mistero della pietra azzurra" dello Studio Gainax, giusto per farsi un'idea).
Non trovo giusto brevettare concetti dell'interfaccia utente (cosa che Apple regolarmente fa), laddove troverei assolutamente legittimo brevettare un codice sorgente.

Nella furiosa lotta tra Apple e Samsung sulla tutela dei prodotti e dei brevetti di Cupertino, abbraccio completamente la posizione dei coreani: Apple non può pretendere di brevettare design come quelli dell'iPad che, a sua volta, ha copiato da oggetti simili presenti nella fantascienza cinematografica e televisiva per decenni (mai sentito parlare dei Padd di "Star Trek"? giusto per non spingersi a citare, come fatto invece dalla difesa di Samsung, "2001 Odissea nello spazio" di Kubrick...) e provo un perverso senso di soddisfazione nel leggere le notizie di oggi: le Ferrovie Federali Svizzere faranno causa alla Apple che avrebbe (vabbeh, il condizionale perchè sono molto buono) copiato il design del loro orologio ufficiale per utilizzarlo come orologio nel nuovissimo iOS6.
Guardandoli a confronto, nessuno può avere dubbi, tanto che gli svizzeri, per bocca del portavoce della compagnia, hanno fatto i signori affermando si tratta della riprova del fatto che è un oggetto di design - in pratica schernendosi come a dire che considerano il gesto di Apple una specie di omaggio ad un oggetto di grande stile - ma subito hanno anche precisato che provvederanno a tutelare la loro proprietà per essere sicuri che lo sfruttamento di quell'immagine sia adeguatamente pagato... Schernirsi sì, ma con stile svizzero, non c'è che dire.

Tutto sommato, comunque, trovo tutto questo estremamente karmico: chi accusa a destra e a manca di aver copiato, non può certo permettersi di copiare impunemente, no?

venerdì 10 febbraio 2012

Un freddo rientro

Bologna, ore 01.15: nevica e c'è vento, ma le strade sono ancora pulite.
Parto alla volta di casa e la tangenziale è tranquillamente praticabile; la mia auto viene investita da due "lame" di sale quando, in due occasioni differenti, sorpasso dei mezzi spargisale all'opera... non me ne dispiaccio affatto, anzi, ne sono molto lieto.
Via Persicetana, ore 01:35: nevica anche qui e c'è ancora più vento, ma c'è anche un paio di gradi in meno e la neve che scende - si fa per dire: visto il vento teso, viaggia parallela al suolo... - è estremamente farinosa e leggera, tanto che il vento, scontrandosi con i terrapieni ai lati della strada, arriva addirittura a spingere getti di neve verso l'alto.
San Giovanni in Persiceto, ore 01:50: condizione simile alla precedente, ma con l'aggiunta del fatto che la strada - molto meno trafficata delle precedenti - è coperta da uno o due centimetri di neve che, per nulla bagnata, danza sulla superficie sospinta dal vento.

Al termine di un viaggio durato 1 ora e 10 minuti, contro gli usuali 45 minuti di tempo di percorrenza per quest'orario, arrivo a casa... parcheggio ad alcune centinaia di metri perchè sotto casa non c'è un posto neanche a spalarselo (ma non posseggo ancora una pala e sotto la neve, a quest'ora, di mettermi a sparlami un parcheggio non se ne parlerebbe comunque).
Raggiungo il portone camminando su un soffice strato di neve alto quanto la suola scolpita degli stivali; su quella superficie le orme lasciate dalle ruote della mia auto stanno rapidamente scomparendo.
Entro in casa, convinto di essere accolto dal calore della mia dimora, invece mi accoglie un timido teporino: sul display del termostato, allarmato, lampeggia il temibilissimo messaggio d'errore "E19": caldaia bloccata causa esaurimento dell'acqua nel circuito dell'acqua calda per i rubinetti.

Non è la prima volta che mi succede: capita, di quando in quando, che se tolgono l'acqua ed io utilizzi l'acqua calda (vuotando quindi il circuito senza che nuovo liquido subentri), la caldaia vada in blocco di protezione. Il blocco è generale: non viene più effettuato il riscaldamento nè del circuito dei rubinetti nè di quello dei caloriferi, che pure sono indipendenti.
La soluzione è semplice: una volta ritornata l'acqua nel circuito, resettare la caldaia.
Più semplice a dirsi che a farsi: la caldaia si trova in un armadio a muro sul balcone e, ovviamente, per accedere al fondamentale controllo dell'accensione/reset è necessario aprirne lo sportello principale (pica pensare di fargli uno sportellino apposta per accedere a quel tastone, non sia mai, troppo furba come pensata!).
Reinfilo gli stivali e la giacca, recupero la chiave quadra per aprire la paratia della caldaia e mi avventuro nella tormenta che, fregandosene delle mie necessità, imperversa anche sul mio balcone, per altro reso scivolosissimo dalla neve.
Dopo cinque minuti impegnato ad armeggiare, ho la meglio sul problema e ritorno in casa... esamino i termosifoni: stanno già cominciando a scaldarsi. Ho vinto!

Ora... capisco che sette anni fa, quando la caldaia è stata installata, magari il costruttore non si sia preso la briga di acquisire il modello top della gamma; capisco anche che la centralina di controllo sia estremamente prudente perchè, cercare di scaldare in vano un cirtuito vuoto - e che quindi non andrà mai in temperatura - potrebbe anche arrecare danni alla caldaia in generale, ma quello che mi chiedo è: possibile che due circuiti indipendenti debbano essere interconnessi nel blocco?
Mentre continuo a monitorare l'andamento della temperatura - uso acqua calda per prepararmi ad andare a letto anche per verificare che la caldaia non torni ad andare in blocco - mi viene voglia di capire se la macchina è in grado di gestire separatamente i due circuiti e se esiste un aggiornamento del software della centralina che consenta di evitare questo blocco generale di sicurezza.
Mentre mi lavo i denti mi fisso allo specchio e mi rendo conto di quanto sia assurdo anche solo il fatto di aver pensato di cercare un aggiornamento del "firmware" della mia caldaia.
"E' tardi - penso - e sono stato per troppo tempo nella tormenta. Quest'idea deve essere il frutto del troppo freddo preso, non può essere vera... Meglio andare a dormire."
Prima, però, decido di tenere traccia di questo momento di delirante follia tecnologica.

Andrò a letto, a questo punto, ma probabilmente il dubbio sulla centralina della mia caldaia continuerà ad assillarmi anche una volta raggiunto il cuscino.
Che brutta cosa la delirante follia del mio cervello!

lunedì 13 settembre 2010

Una sera sotto il tetto

Giorno 9
La mia permanenza tra le Dolomiti ha i suoi pro ed i suoi contro.
Oggi ho pescato una giornata di contro!

Dopo un fine settimana tranquillo, anche se non propriamente di riposo, al centro della grande pianura, stamattina mi attendeva il ritorno tra i monti.
La giornata è cominciata abbastanza incolore: carico la roba in auto (con la scomodità aggiuntiva, questa settimana, della giacca che mi sono portato dietro per il training che dovrò fare ad alcuni utenti chiave della nuova ditta cliente giovedì in quel di Milano... giacca che, con buona pace del gusto estetico, ho deciso che metterò sopra i jeans ed una polo di cui sbucherò solo il colletto da un golf con il collo a "V" che spero mi dia un'aria semi seria senza l'ingessatura della camicia e la cravatta) e vado a fare un bancomat. Stare settimane intere quassù, alloggiato in un bed and breakfast, ha il terribile effetto di costringermi a cenare al ristorante ogni sera.
Immancabilmente solo, dopo la mia passeggiata serale e la telefonata di rito alla mia archeologa, entro al ristorante, saluto i camerieri (ed il pizzaiolo che ormai mi da del tu con il suo stentato italiano) ed ordino, mangio osservando la gente attorno cercando di non dare troppo nell'occhio, pago e torno in camera.
Ovviamente, le dolenti note sono nel "pago": prese singolarmente, le cene costano pochetto, ma a lungo andare il totalizzatore non fa che aumentare... risultato, questa mattina il bancomat era una sosta obbligata.

Risalgo in auto e mi muovo alla volta del distributore di GPL... faccio il pieno e nel frattempo scopro che questa settimana c'è uno sciopero proclamato per alcuni giorni, compreso giovedì... la mia trasferta a Milano comincia ad apparirmi tristemente costosa, con lo spettro della benzina invece che il più economico carburante.
Mi faccio l'appunto mentale di fare il pieno di GPL nuovamente anche una volta arrivato nei pressi di Merano (in modo da aumentare l'autonomia per la giornata fatale) e parto alla vorta delle cime.

La "brochisia" che colpisce gli automobilisti sotto la pioggia mi perseguita per quasi quattro ore e, un'ora più tardi del solito, raggiungo il parcheggio.
Diversamente dalle altre settimane, non ho parcheggiato nel parcheggio "della banca" dall'altra parte della strada rispetto al mio luogo di riposo: ho parcheggiato direttamente nel parcheggio del "garni" dicendomi che, visto che avevo fatto trenta, potevo fare trentuno e scaricare l'auto prima di andare in ufficio.
Scarico, entro e chiamo... nessuna risposta... chiamo ancora... nessuna risposta...
Impreco sommessamente, ricarico la roba in auto, e mi reco in ufficio, già stanco alle 11.30.

Giornata lavorativa un po' così, ma poteva andare peggio.
A sera, torno in albergo, scarico l'auto, entro e... sorpresona! A causa di un piccolo problema, invece della mia "solita" stanza con letto matrimoniale, bagno con doccia, prese "PC compatibili" e TV al piano terra, questa sera mi tocca stare in una "singola" al secondo piano. Ha solo un piccolo difetto: non ha la doccia in bagno. Volendo, se ne può usare una al piano terra, ma proprio volendo.
Sovrappensiero faccio spallucce: vabbeh, poco male... solo una volta saliti i due piani di scale (per due volte per portare su tutta la roba) mi rendo conto dell'agghiacciante verità: la stanza è un sottotetto, con un piccolo lucernaio esattamente sopra il letto (addossato alla parete di fondo... vicinissma alla parete davanti viste le ridotte dimensioni della stanza), ma fin qui, visto che si tratta solo di una notte... il problema è che, il bagno, in assenza di doccia, consta solo di lavandino e water! Questa gente, non mette i bidet in bagno!!!
Nuova sequela di imprecazioni... questa volta un po' meno sommesse, ma ancora mi trattengo.

Esco, vado a fare la mia passegiata fino alla club-house del golf club, evito di raggiungere il driving-range (che sarei curioso di vedere) dopo un diverbio con un cagnetto piccolo ma, ovviamente, incazzosissimo e con i denti di fuori e quindi vado a cena.

Al mio ritorno in camera, dopo aver chiuso il pasto con un pezzo di strudel per allietare la serata che percepivo come malaugurata, mi appresto ad una serata a giocare a Star Trek Online... ma il problema è che quassù, nel mio buggigattolo, le prese non sono "italian friendly"!
Scendo da basso e chiedo alla proprietaria un adattatore... prende una scatoletta, fruta ed estrae una serie di adattatori, nessuno compatibile... alla fine ne trova uno che forse può andare bene: salgo per provare, ma i denti della presa sono troppo larghi... ridiscendo e cerco un nuovo adattatore... dopo cinque minuti troviamo un che dovrebbe andare bene, anche se forse "potrebbe esserci un problema con il bordo dentro della presa" mi dice... io fiducioso salgo le scale, provo e... scopro che ha ragione lei! Le prese a muro hanno delle "tacche" all'interno che rendono vano il mio frugare.
Impreco, sempre meno sommessamente, maledicendo l'idiozia di un popolo che non si decide ad adottare prese con una forma che sia standard in almeno uno dei territori confinanti.

Riporto giù l'adattatore, torno in camera, e mi rassegno al ricorso alla batteria del sistema.
Provo a giocare a STO, ma la connessione salta troppo (troppo disturbata questa sera) e di concludere qualcosa non se ne parla.
Dedico la serata a facebook e quindi, quasi a mezzanotte, con la batteria che chiede perdono ai suoi padri, mi rassegno e vado a letto...

Se penso che la settimana scorsa Salvatore, un mio ex compagno di classe delle superiori, mi ha scritto (sempre su faceboiok) di invidiare la mia sistemazione nei pressi di Merano, città che lui adora, mi chiedo se accetterebbe l'idea di fare a cambio: dopo una serata come questa...

venerdì 7 maggio 2010

E fu la luce!

Dopo un discreto numero di tribolazioni, infine la nuova scheda video ha trovato un alimentatore in grado di appagare la sua straripante fame di potenza ed il risultato è stato che, sulla Passeggiata di Deep Space 9, si sono accese luci che non credevo neppure ci fossero.

La nuova scheda è stata alimentata, configurata e testata con una sessione di gioco di quasi tre ore sul server "Holodeck", il server ufficiale di gioco da non confondere con quello di test denominato "Tribble", di Star Trek Online.
Risultato del test più che soddisfacente: aumentata la risoluzione, il dettaglio della grafica e le performance in generale... nelle nuove condizioni si soffre un pochino solo nelle aree con più oggetti e soggetti come, per l'appunto, la Passeggiata di Deep Space 9 o l'Earth Spacedock, che sono i maggiori punti di aggregazione degli utenti e tra le aree più grandi e "stipate" di cose e personaggio non giocanti. Considerando che nelle medesime condizioni prima semplicemente non si riusciva a fare niente, sono decisamente soddisfatto.

Ieri sera, per altro, ho avuto a che fare anche con un paio di altri utenti italiani del gioco. Sono curioso di capire come gioca la principale (unica?) unione di giocatori dello stivale: per ora ho sbirciato un pochino sul sito del loro forum e non ho capito granchè... dovrò chiedere e provare di prima mano, sperando di trovare qualcuno con cui fare gioco di ruolo invece che solo gioco.

mercoledì 5 maggio 2010

La potenza è nulla... se non c'è!

Oggi mi sono deciso, dopo lunga cogitazione, ed ho fatto una spesa che era da un po' che ponderavo: ho comprato una scheda video nuova per il mio PC fisso.

Era da un po' che valutavo l'idea di un acquisto del genere (anche se ancora in via teorica, senza aver cercato una scheda specifica verso cui orientarmi): ad essere sincero, l'idea di poter giocare a massima risoluzione a Star Trek Online mi tentava troppo, e quello che mi impediva di avere performance decenti era solo la scheda grafica.

Oggi l'ho comprata: una fiammante (ma vecchia di diversi mesi come modello) scheda della ASUS con chipset Nvidia GeForce 260 GTX: un salto di performance, rispetto alla mia vecchia Nvidia GeForce 8600 GT, mica da ridere, pur non arrivando a fare spese eccessive come sarebbe stato passare ad una scheda di ultima generazione.
Arrivo a casa, apro il case, faccio per collegare e cominciano i problemi: i buoni vecchi (rassicuranti e terribili allo stesso tempo) codici d'errore audio provenienti dalla scheda madre!

Faccio prove, smonto, rimonto, mi dispero e tiro qualche accidente... alla fine, indirizzato verso un problema di alimentazione della scheda da Alessandro (un mio collega, webmaster nella ditta dove lavoro, e parecchio smanettone) mi documento e, dopo aver verificato che con ogni probabilità è proprio quello il problema, l'occhio mi casca sui requisiti di sistema della scheda (riportati sulla scatola, a dirla tutta): 450 Watt di potenza, con tensione di 12 Volt in continua e 24 Ampere di corrente...
Folgorato da un terribile dubbio, torno al case aperto del PC e leggo le specifiche del mio alimentatore: 450 Watt - OK - 12 Volt continua - OK, ovviamente - 24 Ampere... NO!!! Il mio trabiccolo si ferma a 16!
Altra sequela di accidenti variamente assortiti, dopodichè, smotaggio alimentatore: domani se ne compra uno nuovo ed il mondo dovrebbe cominciare a risplendere nello splendore degli 1.6 MegaPixel.

Come diceva un vecchio spot della Pirelli: la potenza è nulla senza controllo... infatti se avessi controllato prima...

lunedì 15 febbraio 2010

Il backup da, il backup prende

In questi giorni ho avuto a che fare con le meraviglie, e gli incubi, che può dare il mondo dei backup.

Le meraviglie sono quelle piccole piacevolissime sorprese che ti da ritrovare un file, che avevi cancellato da un supporto, su uno di backup. In questo modo, può capitare che le locandine dei singoli Match del campionato di Modena, con le squadre in gioco e le formazioni della serata, riemergano dai meandri del mio disco fisso per aiutare gli amici di Reggio. E' una bella sorpresa, visto che non ricordavo di aver fatto quel backup ma ricordavo perfettamente di aver cancellato quei file dalla chiavetta con cui li portavo in giro.

Gli incubi sono terribili conseguenze della mania di fare ordine nelle directory (che se l'applicassi alla mia camera sarebbe un'altra storia...): l'estate scorsa ho cancellato dei report, fatti per la dirigenza in ufficio, visto che il motivo per cui li avevo scritti era venuto meno e nessuno me ne stava più chiedendo i risultati da oltre sei mesi... tutto semplice, se non fosse che, la settimana scorsa, è venuto fuori che quel report serve - una volta l'anno!!! - ai revisori.
Quindi è partita la caccia al backup in cui quel file sia presente (quando l'ho sviluppato, più di un anno e mezzo fa, ci sono volute quasi due settimane per averlo definitivo... ed ora come ora non ho il tempo per ri-svilupparlo nè sono certo che potrei ricostruire tutti i passaggi che portarono ai filtri presenti in quel SQL), ma le speranze si assottigliano ogni giorno che passa... ancora non è finita, ma avere successo sarebbe un'altra piacevole sorpresa del mondo dei backup.

Certo, il problema è che l'universo, cercando l'equilibrio, probabilmente ricorderà benissimo che un backup ha dato... di conseguenza, c'è il serio rischio che un backup prenda senza rendere mai più...

martedì 10 febbraio 2009

Gli amici che non hai e la non selezione innaturale

Sono diversi giorni, ormai, che l'Italia parla quasi solo di una persona e credo che ieri sera ogni fonte di informazione (mah...) abbia "banchettato" di una sola notizia: una morte.

Tutti hanno voluto dire la loro, far proclami, lanciare anatemi... qualcuno ha dimostrato che ci sono cose intollerabili per certe persone, prima fra tutte, perdere... altri hanno ribadito il concetto che, se l'arbitro ha già fischiato tre volte, cambiare le regole del gioco non cambierà il risultato di quella partita.
Molti hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Qualcuno ha avuto il buon senso di stare zitto... ma putroppo sempre troppo pochi.
La cosa che più mi ha dato fastidio, è che tutti sono diventati amici di una persona che non li ha mai conosciuti.

Il nome delle cose è importante, ed ancora di più lo è il nome delle persone, tanto che, a mio avviso, agire con cattiveria su un nome è un chiaro segno di disprezzo della persona... ma ci può essere altro oltre la cattiveria.

Bene o male, credo che tutti abbiano proprietà del concetto che una persona trae identità anche dal proprio nome, e mancare di rispetto al nome è un mancare di rispetto alla persona.
Io posso rivolgermi tranquillamente a qualcuno usando un diminutivo, un vezzeggiativo o un soprannome se sono in confidenza con quella persona, se mi autorizza o se è un personaggio pubblico ed uso il suo "nome di battaglia". Se mancano queste condizioni, usare un soprannome dimostra arroganza, forse, se non addirittura esplicito disprezzo o mancanza di riconoscimento della significatività altrui.

Al che mi chiedo, che diritto aveva, tutta quella gente, di dare del tu ad una persona che non ha mai conosciuto? Di usare dei soprannomi che, magari, neppure i suoi amici usavano?
Tutti questi "amici", che senso avevano? Che senso hanno gli amici che non hai e che magari neppure vorresti?
Eppure succede continuamente: qualcuno si comporta come se conoscesse una persona da sempre, pur non avendola mai vista nè conosciuta... E' l'assurdo quotidiano, sempre più quotidiano, di un'epoca come la nostra in cui "esserci" è più importante financo del motivo per cui uno dovrebbe esserci.

A parte questi sconosciuti amici, quelli che non hanno una vita vera e cercando di entrare in quelle degli altri, i benpensanti, i malpensanti, i paladini, i crociati, i sofferenti, i martiri, i calcolatori che usano tutto e tutti, gli sciacalli ideologici e tutto quello che, più o meno inutilmente - ed a tratti, per me, anche disgustosamente - è girato attorno alla vicenda, ogni tanto qualcuno ha provato timidamente a sollevare un angolo della coperta che è il vero problema, ma mi è capitato di sentire nessuno che affrontasse veramente la questione dicendo le cose come stanno.
Una persona ha scatenato un putiferio, secondo qualcuno, ma in realtà il problema non era lei, ma bensì la fine della selezione naturale.

Tutto quello che è successo, e non è successo, in questi giorni è stato legato ad una persona che è morta dopo essere rimasta in vita (almeno fisiologicamente) a lungo... forse, troppo a lungo.
Questa persona ha subito un danno fisico, quasi vent'anni fa, e la medicina ha fatto in modo che rimanesse in vita... Se un evento analogo si fosse verificato venti anni prima, neppure una nota di questo surreale can can sarebbe stata suonata: i danni subiti da quella persona sarebbero stati fatali e si sarebbe rapidamente spenta, senza santi e diavoli dell'informazione a ballare attorno al suo letto.

Io più di una volta ho pensato, e sostenuto apertamente, che la nostra specie ha avuto la "brillante" pensata di prendere la selezione naturale e defenestrarla con lo sviluppo della scienza medica.
A volte è un bene, non dico di no, e dobbiamo essere grati all'ingegno della nostra specie (senza medicina, probabilmente, io stesso non sarei qui ora: forse, un secolo fa, senza gli antipiretici sarei morto a causa della febbre alta portata dal morbillo quando ero piccolo), ma a volte sembra essere l'idea peggiore che i nostri predecessori potessero avere.
Il passato recente, ed il futuro, non evoluzionistico della nostra razza (che, per altro, credo siano una considerazione che anche altri, più autorevoli di me, hanno formulato e che, forse, anche il buon Darwin sarebbe costretto a riconoscere), però, non arriverebbe ad avere ripercussioni tanto forti sulla nostra società se non fosse per la surreale gestione delle informazioni e per la mancanza di parallelismo tra l'evoluzione tecnica e culturale della nostra forma di vita.

Il problema vero, in un caso come questo, probabilmente non è che la medicina ci ha consentito di garantire la sopravvivenza (ed, a volte, la riproduzione) a soggetti che avrebbero dovuto essere un ramo estinto, non vincente, della nostra genealogia genetica, ma il fatto che la nostra concezione culturale della nostra specie non si è evoluta rapidamente come la nostra conoscenza del mondo.

In buona parte del mondo, le convinzioni culturali ed etiche della maggioranza della popolazione non si discostano molto da quello che era il set morale e culturale di mille/millecinquecento anni fa, e poco importa che il nostro livello tecnologico ci renda paragonabili a quelli che i nostri noi stessi dell'epoca avrebbero considerato maghi, angeli, santi, diavoli o dei.
Abbiamo raggiunto il potere, abbiamo allargato i nostri orizzonti, eppure, non abbiamo ancora cambiato modo di navigare... non so se ho ragione o meno, ma ho sempre più spesso il sospetto che questo scenario non sia l'apice della saggezza che la nostra specie può esprimere.

venerdì 9 gennaio 2009

Una spesa, nessuna voglia e l'ultima estate

Devo andare a fare una spesa: devo andare a compare un cellulare nuovo.
Decisamente una spesa che non avevo nessuna voglia di dover fare.
Intendiamoci: se si tratta di spendere in tecnologia io sono il primo a farsi avanti. Per certe cose ho decisamente le mani bucate, ed elettronica ed informatica sono tra queste cose... Il mio problema è che ho un rapporto conflittuale con i telefoni cellulari.

Attualmente ho un Motorola, un ormai vecchio V300 che ha cominciato a dar di matto da un paio di mesi a questa parte resettandosi quando lo apro, mettendo il livello della batteria in altalena e cose del genere. Poveretto, posso anche capirlo: ormai va per i quattro anni.
E' il secondo cellulare che ho avuto, il primo era un 3310 della Nokia, anche lui sostituito perchè aveva cominciato a dare segni di cedimento dopo un tempo analogo...

A suo tempo, il primo telefono me lo comprarono i miei, ma non costò tanto... il secondo vollero sponsorizzarlo ancora loro: volevano fare le cose pari con mio fratello che aveva dovuto cambiarlo a sua volta.
Io, fin dal mio primo telefono, sostenni che non avevo nessuna fretta di comprarne uno e che il primo telefono che avessi comprato sarebbe stato un UMTS (all'epoca, in Italia, non erano ancora neppure state assegnate le concessioni per le frequenze in quella modalità di trasmissione... come dire "non ne comprerò mai uno!!!").
Ora che il piccoletto fa le bizze, mi tocca affrontare la dura verità: è giunto il momento in cui io compri il mio primo cellulare!

A dirla tutta, in casa ce l'avrei anche un altro telefonino, il problema è che è assolutamente fuori discussione che riesca ad usarlo: me l'ha regalato un mio amico per Natale due anni fa (un modello minimalista: schermo in bianco e nero e giusto in grado di telefonare a mandare sms; me lo regalò più per scherzo che per altro: sosteneva fermamente che il mio telefono non funzionasse bene quando mi chiamava), ma è talmente piccolo che per premere un tasto alla volta avrei bisogno di un pennino, quindi...

Risultato? Mi sto documentando da due giorni sui telefoni, i loro costi, le foro funzionalità ed altre amenità del genere. E più lo faccio, meno capisco chi spende cifre (a mio avviso) folli per un cellulare.
Il telefono, per alcuni, è una specie di status simbol... per me è una bizzara via di mezzo tra uno strumento ed un giocattolo: mi serve per fare delle cose, potrebbe servirmi per farne anche di più, che ora non faccio se non di rado e/o con altri mezzi, però...

Leggo specifiche tecniche e mi chiedo cosa significhino.
Nulla di incomprensibile, sia chiaro: mi chiedo che cosa significhi avere a disposizione quel genere di tecnologia e se, chi l'acquista, la usa davvero... e mi chiedo se io la userei davvero.
Ho fatto due conti: un modello che abbia più o meno quello che mi serve (trasmissione GPRS, vibrazione, vivavoce, uno schermo con un po' di colori ed un minimo di fotocamera, niente di chè...) andrebbe a costare sui 60/80 euro... uno con quello che mi piacerebbe (memoria espandibile, lettore mp3, fotocamera un minimo dignitosa, trasmissione wi-fi e bluetooth) va più verso una cifra doppia. Uno con un overkill di tecnologia (e che quindi sostituirebbe il mio vecchio palmare usato che già quasi non uso più) andrebbe a costare cinque/sei volte di più... Ma perchè?

Alla fine, fatti due conti e fissatomi un budget (l'unico modo per evitare che sperperi cifre folli in tecnologia), penso che opterò per la spesa di fascia "media".
Ciò nonostante, mi chiedo se dovrei assecondare o meno quella piccola molla che ha deciso di scattare affermando "Avevi detto che il primo telefono sarebbe stato UMTS, non ti rimangerai mica la parola?". Inutile dire che non ho alcuna necessità vera di un telefono che trasmetta in quel modo, ma la coerenza...

Boh, non so... alla fine ho deciso che tra oggi e domani farò qualche giro ed entro l'inizio della prossima settimana avrò in mano un telefono nuovo ed avrò pensionato il vecchietto...
Chissà come andrà a finire? Cose bizzarre...

Come ultima nota, una canzone degli ABBA che mi assilla (piacevolmente) da quando sono andato a vedere, con Fhede, Mamma Mia!... Ormai è passato qualche tempo ma è ferma inchiodata lì dov'è atterrata e me la tengo ben stretta: ne vale decisamente la pena...

"Our last summer"

I can still recall our last summer
I still see it all
Walks along the seine, laughing in the rain
Our last summer
Memories that remain

We made our way along the river
And we sat down in the grass
By the eiffel tower
I was so happy we had met
It was the age of no regret
Oh yes
Those crazy years, that was the time
Of the flower-power
But underneath we had a fear of flying
Of getting old, a fear of slowly dying
We took the chance
Like we were dancing our last dance

I can still recall our last summer
I still see it all
In the tourist jam, round the notre dame
Our last summer
Walking hand in hand

Paris restaurants
Our last summer
Morning croissants
Living for the day, worries far away
Our last summer
We could laugh and play

And now youre working in a bank
The family man, the football fan
And your name is Harry
How dull it seems
Are you the hero of my dreams?

I can still recall our last summer
I still see it all
Walks along the seine, laughing in the rain
Our last summer
Memories that remain
I can still recall our last summer
I still see it all
In the tourist jam, round the notre dame
Our last summer
Walking hand in hand
Paris restaurants
Our last summer
Morning croissants
Living for the day, worries far away

"Mamma Mia!" cast - Mamma Mia! OST (2008)