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giovedì 11 aprile 2013

Twitter e le notizie

Premetto, io non sono un utente Twitter e non credo che potrò mai esserlo: l'idea del microblogging con post formato sms è per me, logorroico conclamato, assolutamente inconcepibile.
Ciò detto, però, a tratti seguo i cinguettii di qualche profilo (capita, a volte, che segua quelli degli sviluppatori di Star Trek Online) e mi incuriosiscono le notizie che circondano l'uccelletto blu.

L'altro giorno, il Fabiuzzo d'Oltremanica, ha condiviso su Facebook una notizia che riguarda twitter e che pure, in parte, mi ha vagamente sconvolto: un hashtag relativo alla notizia della morte della "Lady di ferro" ha fatto emergere una certa quantità di ignoranza di una parte dei fan di una boyband - i One Direction - ed ha mandato in confusione diversi fan di due cantanti - Cher e Cher Lloyd.

Partiamo dal considerare i (o forse sarebbe meglio ipotizzare "le"?) fan dei 1D... 1D! Oddio quanto mi sento improvvisamente fuori dalla scena musicale contemporanea: per me 1D è una sigla da usare per indicare un oggetto geometrico a "una dimensione", non certo il nome di una boyband. Vabbeh, che poi ai miei tempi - ma  sì, dai, facciamo pure i vecchi - c'erano i Take That e gli East 17, ognuno con la sua bella sigla/logo da pochi caratteri...
Ad ogni modo, uno dei membri della boyband in questione twitta un pensiero di commemorazione per la scomparsa - e contestata - ex primo ministro... e qualcuno non ha la più pallida idea di chi sia questa persona di cui si sta parlando!
Ok, i One Direction sono in cinque - chissà perchè questo numero non mi stupisce? - e messi tutti assieme fanno cent'anni circa, conseguentemente, non c'è da stupirsi che il loro fandom non fosse ancora nato quando la Signora Thatcher aveva già abbandonato la scena politica internazionale, ma non avere la più pallida idea di chi sia?

Passiamo poi ai fan delle due Cher... Che poi, sempre per fare il vecchio, ai miei tempi Cher era una sola ed era anche già da sola: io l'epoca di "Sonny & Cher" l'ho vista solo a posteriori per motivi anagrafici, ma li ho mancati proprio di un soffio, mentre adesso scopro che ce n'è un'altra, nuova nuova, che viene fuori da una recente edizione di X-Factor in Inghilterra.
Ad ogni modo, una parte dei fan di queste due cantanti è stata mandata in confusione dall'hashtag usato da qualcuno per parlare della notizia della scomparsa dell'ex Primo Ministro. L'hashtag incriminato sarebbe "#nowthatchersdead": qualcuno l'avrebbe  interpretato come un "now that Cher's dead" (adesso che Cher è morta) invece che "now Thatcher's dead" (adesso Thatcher è morta).

Ora, io personalmente non apprezzo l'ignoranza sulle cose del mondo: in fin dei conti siamo nell'epoca di internet (ma va, non lo dovrebbe suggerire questo discorso su Twitter?) e per sapere se quello che stai leggendo in un post di 140 caratteri lo hai interpretato bene ti può bastare andare su Google e fare una sempice ricerca, o meglio ancora, potresti provare a passare dal sito di un giornale, dove magari, se c'è una notizia importante, qualcuno ne parla perchè sta facendo il suo lavoro, no?
Invece no: nell'epoca delle notizie istantanee, c'è chi le notizie non le recupera per niente.
Non riesco a capire se si tratti di ottusità, di pigrizia o di chissà che altro.
Quale che sia l'opzione, la preoccupazione per la direzione in cui vanno le cose mi pare l'unica reazione sensata.

lunedì 25 marzo 2013

La vita digitale e le lampadine

"Quanti psicanalisti servono per cambiare una lampadina?
Nessuno: è la lampadina che deve voler cambiare!"

Qualche tempo fa, dopo mesi - beh... forse, più correttamente, anni - ho capito che la mia vita digitale è un po' come la lampadina di questa vecchia freddura: si è fulminata e non c'è verso di cambiarla senza che lei voglia farlo.

Anni fa la mia vita digitale - intendendo con questa espressione l'insieme delle mie attività sulla rete - aveva una serie di pratiche e di riti a cui non pensavo minimamente di rinunciare: c'era la frequentazione di Facebook, la scrittura di questo blog e, sopra ogni altra cosa, c'era la lettura della posta elettronica, più di una volta al giorno, per seguire le molteplici mailing list di cui facevo parte e le varie attività che seguivo o coordinavo.
Tutte cose che trovavo normali, a tratti praticamente irrinunciabili, ma che ad un certo punto mi sono diventate insopportabili: cose da fare solo se assolutamente indispensabili e solo sotto la spinta di qualche "convenzione sociale non opzionale" (cit.).

Quello che aveva scatenato questo cambiamento - non repentino, ma comunque molto veloce - era stato un cortocircuito tra la mia vita reale e quella sul web: qualcosa, nel mondo di qua dal monitor, aveva generato un rigetto nei confronti del mondo di là dallo schermo mentre qualcosa che si era originato dietro il vetro aveva impattato sulla mia vita tra la tastiera e la sedia.
La consapevolezza di questa cosa è arrivata con il tempo, anche se c'è sempre stata, latente in un angoletto della mia testa, in una nota a margine dello schema delle mie follie.
Il momento in cui un paio di grossi bastoni sono stati piantati in mezzo all'ingranaggio delle mie routine digitali l'ho identificato abbastanza precisamente. Quei bastoni non hanno bloccato subito il meccanismo: sono arrivati uno dopo l'altro, e per un po', dopo l'arrivo di ognuno, le ruote sono riuscite ad assestarsi per continuare a girare, nonostante l'intoppo, ma alla fine gli ostacoli sono stati troppi ed il motore si è fermato.

Più di una volta, da quel momento, ho pensato che fosse necessario riprendere il controllo della mia vita digitale, superare quegli ostacoli e riavviare quegli ingranaggi affinchè girassero come un tempo, ma come per la lampadina della freddura, la mia vita digitale non era intenzionata a ritornare alla sua vecchia forma, quindi il progetto si arenava.

Questa volta, però, ho notato qualcosa di diverso: le ruote si sono rimesse in movimento e sono riuscite a superare un paio di ostacoli di quelli che avevano frenato di più ogni tentativo precedente.
Forse la mia lampadina ha deciso di cambiare, o forse sarà solo l'ennesimo tentativo a vuoto, ad ogni modo, qualcosa si è smosso e voglio fare tutto il possibile per impedire che il meccanismo, una volta riavviato, si torni a fermare di nuovo.
L'unica cosa che posso fare è mantenere salda la determinazione e spingere gli ingranaggi quando fanno per rallentare un po'... fino a che non si saranno rimessi a girare di buon passo o fino a quando non si saranno fermati di nuovo.

venerdì 2 marzo 2012

La prima "vittima" di Youtube

Ieri si sono spenti due personaggi famosi per motivi differenti: Lucio Dalla e Germano Mosconi.
Di Dalla si parlerà a lungo, ma di Mosconi, probabilmente, molto meno, ciò nonostante, il sito de La Repubblica ha pubblicato un pezzo sulla cosa... un pezzo che non mi è piaciuto granchè.

Germano Mosconi, per chi non lo sapesse, era un giornalista sportivo veneto assurto agli onori della cronaca web quando erano stati pubblicati, su Youtube, dei suoi fuori onda pieni di imprecazioni.
All'epoca, alcuni miei amici me li avevano fatti scroprire e, per quanto loro trovassero quelle compilation più divertenti di quanto non le trovassi io, erano comunque carine, ed avevano decine di migliaia di visualizzazioni cadauno.
Internet non scorda mai niente - anche se in realtà scorda tutto ad una velocità impressionante - ed ancora oggi quei video continuano ad accumulare visualizzazioni.

Repubblica ha definito Mosconi la "prima vittima di Youtube" e l'articolo che ne parla ricorda come lui fece causa a chi aveva caricato quella roba; poi, però, l'autore si lancia in una filippica sulla dignità di una persona violata da quel comportamento infido di alcuni suoi colleghi che, presi i fuori onda, li pubblicarono online, sulla professionalità dimenticata di un giornalista messo alla berlina dal web, sul fatto che l'imprecazione che suscita tanta ilarità, per un veneto, altro non è che un intercalare, ecc, ecc...

Mosconi, per quanto mi rigurda, aveva tutti i diritti di essere incazzato come una pantera, ma l'autore non ha il diritto di fare la morale all'intero mondo web.

Se ripenso a con che occhi ho sempre guardato io quei video, non ritengo di dover essere catechizzato da nessuno: per me erano momenti di vita vissuta, momenti normali di un giornalista cui non va dritta una cosa e si lascia andare, momenti umani di una persona che le "regole del gioco" vorrebbero sempre inappuntabile davanti alle telecamere, momenti normali per un veneto schietto che, lo sa chiunque senza bisogno di avere maestrini in giro, quando deve dire tre parole ne dice cinque di cui due sono imprecazioni (solitamente anche molto creative e divertenti).
Di Mosconi abbiamo visto la vera umanità più che di tanti altri proprio perchè qualche suo collega aveva deciso di farcela vedere, di farci vedere un professionista serio che si lasciava andare, ma comunque un professionista serio, capace di rigirare lo stesso "lancio" più volte fino a farlo bene.

Non dico che Mosconi sia un eroe dell'epoca della televisione - dove tutti sono di plastica, perfetti ed inappuntabili - incoronato dalla "cultura" del web ma era semplicemente una persona vera guardata, in momenti veri, da persone altrettanto vere... una persona reale in quel mondo finto ed artificiale che è la televisione che arriva a noi, non spiata dai guardoni del web, ma "condivisa" da altre persone normali... e le persone normali ridono della normale verità di altre persone: è normale ridere di un'altra persona a cui qualcosa va storto e si lascia andare, perchè suscitano qualcosa, mentre la plastica asettica non suscita niente.

lunedì 13 settembre 2010

Una sera sotto il tetto

Giorno 9
La mia permanenza tra le Dolomiti ha i suoi pro ed i suoi contro.
Oggi ho pescato una giornata di contro!

Dopo un fine settimana tranquillo, anche se non propriamente di riposo, al centro della grande pianura, stamattina mi attendeva il ritorno tra i monti.
La giornata è cominciata abbastanza incolore: carico la roba in auto (con la scomodità aggiuntiva, questa settimana, della giacca che mi sono portato dietro per il training che dovrò fare ad alcuni utenti chiave della nuova ditta cliente giovedì in quel di Milano... giacca che, con buona pace del gusto estetico, ho deciso che metterò sopra i jeans ed una polo di cui sbucherò solo il colletto da un golf con il collo a "V" che spero mi dia un'aria semi seria senza l'ingessatura della camicia e la cravatta) e vado a fare un bancomat. Stare settimane intere quassù, alloggiato in un bed and breakfast, ha il terribile effetto di costringermi a cenare al ristorante ogni sera.
Immancabilmente solo, dopo la mia passeggiata serale e la telefonata di rito alla mia archeologa, entro al ristorante, saluto i camerieri (ed il pizzaiolo che ormai mi da del tu con il suo stentato italiano) ed ordino, mangio osservando la gente attorno cercando di non dare troppo nell'occhio, pago e torno in camera.
Ovviamente, le dolenti note sono nel "pago": prese singolarmente, le cene costano pochetto, ma a lungo andare il totalizzatore non fa che aumentare... risultato, questa mattina il bancomat era una sosta obbligata.

Risalgo in auto e mi muovo alla volta del distributore di GPL... faccio il pieno e nel frattempo scopro che questa settimana c'è uno sciopero proclamato per alcuni giorni, compreso giovedì... la mia trasferta a Milano comincia ad apparirmi tristemente costosa, con lo spettro della benzina invece che il più economico carburante.
Mi faccio l'appunto mentale di fare il pieno di GPL nuovamente anche una volta arrivato nei pressi di Merano (in modo da aumentare l'autonomia per la giornata fatale) e parto alla vorta delle cime.

La "brochisia" che colpisce gli automobilisti sotto la pioggia mi perseguita per quasi quattro ore e, un'ora più tardi del solito, raggiungo il parcheggio.
Diversamente dalle altre settimane, non ho parcheggiato nel parcheggio "della banca" dall'altra parte della strada rispetto al mio luogo di riposo: ho parcheggiato direttamente nel parcheggio del "garni" dicendomi che, visto che avevo fatto trenta, potevo fare trentuno e scaricare l'auto prima di andare in ufficio.
Scarico, entro e chiamo... nessuna risposta... chiamo ancora... nessuna risposta...
Impreco sommessamente, ricarico la roba in auto, e mi reco in ufficio, già stanco alle 11.30.

Giornata lavorativa un po' così, ma poteva andare peggio.
A sera, torno in albergo, scarico l'auto, entro e... sorpresona! A causa di un piccolo problema, invece della mia "solita" stanza con letto matrimoniale, bagno con doccia, prese "PC compatibili" e TV al piano terra, questa sera mi tocca stare in una "singola" al secondo piano. Ha solo un piccolo difetto: non ha la doccia in bagno. Volendo, se ne può usare una al piano terra, ma proprio volendo.
Sovrappensiero faccio spallucce: vabbeh, poco male... solo una volta saliti i due piani di scale (per due volte per portare su tutta la roba) mi rendo conto dell'agghiacciante verità: la stanza è un sottotetto, con un piccolo lucernaio esattamente sopra il letto (addossato alla parete di fondo... vicinissma alla parete davanti viste le ridotte dimensioni della stanza), ma fin qui, visto che si tratta solo di una notte... il problema è che, il bagno, in assenza di doccia, consta solo di lavandino e water! Questa gente, non mette i bidet in bagno!!!
Nuova sequela di imprecazioni... questa volta un po' meno sommesse, ma ancora mi trattengo.

Esco, vado a fare la mia passegiata fino alla club-house del golf club, evito di raggiungere il driving-range (che sarei curioso di vedere) dopo un diverbio con un cagnetto piccolo ma, ovviamente, incazzosissimo e con i denti di fuori e quindi vado a cena.

Al mio ritorno in camera, dopo aver chiuso il pasto con un pezzo di strudel per allietare la serata che percepivo come malaugurata, mi appresto ad una serata a giocare a Star Trek Online... ma il problema è che quassù, nel mio buggigattolo, le prese non sono "italian friendly"!
Scendo da basso e chiedo alla proprietaria un adattatore... prende una scatoletta, fruta ed estrae una serie di adattatori, nessuno compatibile... alla fine ne trova uno che forse può andare bene: salgo per provare, ma i denti della presa sono troppo larghi... ridiscendo e cerco un nuovo adattatore... dopo cinque minuti troviamo un che dovrebbe andare bene, anche se forse "potrebbe esserci un problema con il bordo dentro della presa" mi dice... io fiducioso salgo le scale, provo e... scopro che ha ragione lei! Le prese a muro hanno delle "tacche" all'interno che rendono vano il mio frugare.
Impreco, sempre meno sommessamente, maledicendo l'idiozia di un popolo che non si decide ad adottare prese con una forma che sia standard in almeno uno dei territori confinanti.

Riporto giù l'adattatore, torno in camera, e mi rassegno al ricorso alla batteria del sistema.
Provo a giocare a STO, ma la connessione salta troppo (troppo disturbata questa sera) e di concludere qualcosa non se ne parla.
Dedico la serata a facebook e quindi, quasi a mezzanotte, con la batteria che chiede perdono ai suoi padri, mi rassegno e vado a letto...

Se penso che la settimana scorsa Salvatore, un mio ex compagno di classe delle superiori, mi ha scritto (sempre su faceboiok) di invidiare la mia sistemazione nei pressi di Merano, città che lui adora, mi chiedo se accetterebbe l'idea di fare a cambio: dopo una serata come questa...

mercoledì 5 maggio 2010

Che poi io nemmeno lo conosco

Sono un utente di Facebook.
Ho un profilo, faccio qualche giochino on line, scrivo qualche riga di microblogging ed ho un certo numero di amici... e quelli che sono tra i miei amici, bene o male, li conosco tutti.

Magari di qualcuno, col tempo, mi sono chiesto chi mi ha fatto fare di accettare la richiesta di amicizia, ma il criterio "Se non ti conosco, che vuoi da me?" l'ho sempre applicato caparbiamente.
Per questo motivo mi chiedo che cosa spinga certe persone a mandare richieste di amicizia ad individui che non conoscono per niente.

Oggi mi è arrivata la richiesta di amicizia da un ungherese che ho solo aiutato in una missione di uno dei diversi giochini che faccio... io non conosco lui e lui non conosce me.
Magari, dietro questa richiesta di amicizia dovrei cercare un bel segno della globalizzazione che abbatte le frontiere tra popoli, o forse dovrei cercare una bellissima conferma della teoria dei Sei Gradi di Separazione, ma rimane il fatto che io, a questo, l'amicizia non credo proprio che la darò.

Forse, anche in questo, mi confermerò "quello strano" ma, semplicemente, avere tra gli amici persone che non conosco non mi interessa... e con buona pace di quelli che aggiungono agli "amici" anche il gatto del prozio del dirimpettaio del bidello della scuola materna della cugina di secondo grado.

domenica 28 marzo 2010

L'ora, youtube, l'Auditel e le elezioni

E' notte fonda.
Stanotte è anche cambiata l'ora... ho visto materialmente scattare in avanti l'orologio di sistema del mio PC e del mio cellulare.
Quando cambia l'ora, di solito, mi piace stare in piedi fino a dopo il fatidico cambio: per me è un modo per annullare il "jet-lag" da cambio; non ne ho mai sofferto, ma andare a letto dopo che l'ora è cambiata ha il grandissimo vantaggio di non farti sentire la differenza, di farti semplicemente dire "Questa notte ho dormito n ore..." senza specificare da quando.

Perchè ho fatto così tardi? Cosa stavo facendo?
Non stavo andando in giro per il settore di Bolarus a respingere la minaccia Remana (riferimento a Star Trek Online, giusto per dovere di cronaca): ero su youtube a guardare i 23 (!!!) pezzi da una decina di minuti l'uno di "Rai per una notte", lo speciale di Santoro che è andato in onda - sul web, via satellite, su alcune emittenti locali in varie parti d'Italia, alla radio ed in molte piazze - questa settimana in piena protesta contro l'idea di una informazione imbavagliata dal potere e schiava.
L'ho vista tutta (ho saltato una decina di minuti "musicali" non di più) e mi sono chiesto se è normale essere tanto fortemente indignati per la condizione del mio paese ed essere, al tempo stesso, tanto fortemente entusiasta e disperato.
Sono indignato perchè in Italia una sola persona detiene un potere enorme, manipola la realtà e le regole a proprio piacimento e riesce a far tacere chi dice che un potere tanto autoritario (non autorevole!!!) è sbagliato. Sono entusiasta nel vedere che in Italia c'è una bella parte di paese che si ribella all'idea che questa situazione sia inevitabile, che vuole cambiare le cose, che aspira ad una situazione dove la serietà torni ad essere una caratteristica dei personaggi pubblici. Sono disperato perchè mi rendo conto che l'opposizione, la sinistra moderata in cui mi riconosco, non ha l'incisività che dovrebbe avere, non ha la determinazione che le servirebbe, e sono disperato perchè vedo tanta parte d'Italia che segue il nostro capo(popolo) con convinzione, quella stessa convinzione che, purtroppo, sono certo che lui abbia.
Silvio Berlusconi è una persona assetata di potere? E' un manigoldo infingardo, ladro, mentitore, arrogante ed egocentrico? Può darsi, non lo escludo.
Silvio Berlusconi è convinto di essere l'unica possibile salvezza per questo paese? Credo di sì. Credo che sia arrivato veramente a convincersi che il suo modo di vedere le cose è quello gisto. Credo che sia anche lui preda dell'illusione che ha usato per convincere tanta gente. Credo che sia anche lui vittima della sua stessa capacità comunicativa e si sia convinto che veramente, come dice e come ha fatto credere ai suoi "seguaci", chi ce l'ha con lui è vittima dell'invidia.
Dice che entro tre anni il suo governo sconfiggerà il cancro... Probabilmente una parte di lui sa che è una promessa che non può mantenere, che è una sparata propagandistica di dimensioni abnormi, che è una (chiamiamola con il suo nome) cazzata galattica. Eppure, una parte di lui, probabilmente, è convinta che se potesse fare le cose come dice lui ci si andrebbe più vicino, che se potesse fare le cose a modo suo l'obbiettivo non sarebbe raggiunto ma di molto avvicinato.
E' un invasato, per questo? Probabilmente sì, vittima della sua stessa suggestione con cui ha affascinato tanti italiani.
Un mio amico è un berlusconiano... Con lui un tempo parlavo tranquillamente di politica perchè, seppure con due visioni fortemente diverse, potevamo confrontarci e discutere serenamente. Non dico che adesso non potremmo più farlo, ma quasi due anni fa ho deciso - dicendoglielo - che con lui non avrei parlato più di politica, perchè è un mio amico e non voglio che la nostra amicizia venga minata irreparabilmente; ho deciso che ci sono argomenti che con lui non tratto più...
Mi spiace, perchè mi piaceva parlare di politica con lui, serenamente e con passione, ed a volte mi chiedo che cosa succederebbe se provassi a ritornare sull'argomento, ma ho paura di quello che potrebbe venirne.
Non è detto che la prossima volta che ci vediamo non provi a tornare sull'argomento, magari i fatti delle ultime settimane hanno colpito anche lui, ma non so...
Lui sarà rappresentante di lista in un seggio per queste elezioni... vedremo se parleremo dell'esito o meno.

Resta che gente come Santoro - di cui non mi piace molto lo stile, sinceramente prefirisco la pacatezza di Floris... - una cosa ce l'hanno, e le intercettazioni telefoniche in cui compare Berlusconi lo dimostrano apertamente (lo dice lo stesso Masi, direttore Rai, per motivare perchè non può intervenire su certa gente): non si inventano le cose. Riportano le notizie, le cose riprese da altre fonti e documentate. Magari azzardano un commento, ma per la maggior parte del tempo, le cose "fastidiose" che dicono sono semplicemente i fatti.
Certi "potenti" non tollerano la verità, perchè li mostra per quello che sono, per questo l'idea di un dato preciso, inequivocabile, incontestabile, li infastidisce: chi basa la sua forza sulla comunicazione e sulla possibilità di convincere che il nero è bianco e viceversa, posto di fronte ad una cosa incontestabile va in crisi perchè vede chiaramente - visto che non è uno stupido - che di fronte all'incontestabilità si può solo provare a convincere che le cose sono diverse, provare senza certezza sull'esito.

Una cosa incontestabile, relativamente alla serata di giovedì, è che un sacco di gente l'ha vista.
Mentre la guardavo io stasera su youtube, ogni frammento circa cinquantamila visualizzazioni al suo attivo (tranne le due parti del monologo di Luttazzi che raggiungevano e superavano le 100.000 visioni). E c'è stata un sacco di gente che ha visto il programma sui media tradizionali: anche stando solo ai dati Auditel (che sminuiscono l'evento ed il dato degli organizzatori... cosa aspettarsi da un sistema di misura obsoleto ed asservito agli scopi di chi lo controlla grazie alla consueta lottizzazione all'italiana!) ci sono stati 1.000.000 - questo vero, non come il milione di Piazza San Giovanni, il milione di eletti che hanno sentito San Silvio promettere la cura del cancro e che la questura di Roma ha, più pragmaticamente, valutato in 150.000 - di spettatori. Più i contatti in diretta web. Più gli ascoltatori alla radio. Più la gente nelle piazze.
Milioni di persone che non vogliono credere ciecamente all'informazione del sistema, che vogliono un'informazione che dice le cose come stanno, milioni di persone che credono che le cose debbano andare diversamente.

Domani ci sono le elezioni regionali... Io ho letto un po' di programmi, mi sono fatto un'idea... forse esprimerò anche una preferenza ad un candidato provinciale.
Mi sono chiesto anche che cosa potrebbe succedere a seguito del problema che si portano dietro alcuni ricorsi contro la candidatura di Vasco Errani in Emilia Romagna (come quelli contro Formigoni in Lombardia), ma non sono un giurista e il problema della ineleggibilità di uno che è stato "governatore" per due mandati consecutivi (secondo una legge del 2004) non credo di poterlo risolvere (non sono in grado di dire se, visto che la legge non sostiene esplicitamente di essere retroattiva, sia corretto o meno non contare - ai fini dei "due mandati consecutivi" - il mandato in corso al momento dell'entrata in vigore della legge) se non chedendomi se certe cose sono una bella idea.
Comunque sia andrò a votare, e martedì mattina, in ufficio, la pagina con gli aggiornamenti sulla situazione sarà sempre in background sul mio PC.

A volte penso che la nostra è una ben povera Italia... A volte ho delle botte di pessimismo, a volte di ottimismo... Spero di avere un piccolo segnale di ottimismo in più nei prossimi giorni, ma per ora non mi faccio troppe illusioni.

venerdì 12 febbraio 2010

Un po' meno blu

Finalmente ho trovato il tempo di farlo: la cianografia del mio cervello ora è un po' più simile a quello che avrebbe dovuto essere fin dal principio e che si è sempre portata in un angoletto come promemoria.

Non che ci volesse molto, bastava un convertitore RGB->hexRGB, ma la cosa che più serviva era la voglia di farlo. Ora l'ho trovata e l'ho fatto... e sono proprio soddisfatto.

lunedì 6 ottobre 2008

Gli spoiler ed i devblog

Spoiler (cinema)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine spoiler (dall'inglese To spoil, "rovinare") è spesso usato in ambito cinematografico per segnalare che un testo riporta delle informazioni che potrebbero svelare i punti salienti della trama del film. Il termine spoiler può però riferirsi anche ad altri contesti dove può essere svelata una trama, come libri, videogiochi, serie televisive, fumetti ecc.

Tecnicamente, un testo non è uno spoiler, ma contiene spoiler. Infatti, a meno che un testo abbia il compito di descrivere nel dettaglio la storia di un film, generalmente si tratta di un insieme di informazioni generiche, alcune delle quali rivelatrici di parti importanti, quindi contenenti spoiler.

Inoltre, il significato di spoiler è soggettivo: non è, infatti, una rivelazione per chi già conosce il film. Ne consegue che lo spoiler è destinato solo a chi non conosce la trama di un film e quindi assume, in modo più rilevante, il ruolo di "avvertimento" piuttosto che termine indicativo di un certo tipo di contenuto.

La parola spoiler è particolarmente diffusa nei newsgroup, forum che parlano di cinema, tanto da essere diventato parte integrante della netiquette: chi scrive articoli è invitato ad inserire nell'oggetto o nel messaggio la parola "spoiler", in modo da avvertire gli altri utenti.

In alcuni Newsgroup, se un film o episodio è stato trasmesso sulla TV Terrestre o sul Satellite (non importa quindi se in chiaro o no) non occorre indicare lo "Spoiler Warning" perché si presume che sia ormai stato visto da tutti.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Spoiler_(cinema)"


Mi piace seguire i progetti e gustarmi, un po' alla volta, le notizie in anteprima.
Lo so, qualcuno non condivide il mio approccio ed il mondo è pieno di persone che, se poste a meno di mille miglia da uno spoiler non segnalato con insegne al neon e squilli di tromba di una fanfara militare di almeno duecento elementi, hanno una crisi di nervi.

Per quanto mi riguarda, la notizia in sè non è una cosa che mi infastidisce o mi fa risentire: avere notizie in anteprima su un contenuto, a meno che non sia la rivelazione di ogni singolo dettaglio, mi lascia il gusto di cercare proprio le minuzie, scoprire i raccordi tra i brandelli di informazioni che ho.
In fin dei conti, io sono quello che è andato a vedere "Il sesto senso" sapendo già come andava a finire e godendoselo comunque tutto il film dal primo all'ultimo minuto (ed anzi, visto che l'ho visto in lingua originale quando l'inglese lo capivo un pochino meno, il fatto di sapere certe cose in anteprima ha quasi aiutato...).

Il punto è che arrivo ad essere un cultore delle anticipazioni, che si tratti di spoiler o, anche meglio, di "devblog".

I devblog sono i "blog di sviluppo" o i "blog degli sviluppatori": i blog che gli autori e membri dello staff di un progetto mettono in piedi per aggiornare sugli sviluppi, le idee che stanno coltivando, il lavoro che stanno facendo.
Di solito hanno frequenze di aggiornamento, mediamente, più basse di quelle dei blog personali, ma non è necessariamente detto.

Attualmente sto seguendo un devblog e sto accarezzando l'idea di metterne su uno o due...
Il devblog che seguo è quello del progetto "Star Trek Online" (un MMORPG nell'universo di Star Trek... e non potrei fare a meno di seguirlo...) e non mi dispiacerebbe mettere in piedi il devblog dell'ALEA:EST (per aggiornare i nostri, incredibilmente numerosi, giocatori sull'evoluzione dei futuri manuali) e del ALEA:IACTA (fondamentalmente per lo stesso motivo).

Non so se mi metterò a scrivere di quei progetti: già non ho il tempo così, figuriamoci se decidessi di dedicarmi anche a quello, ma non si può mai sapere; il fatto di essere un folle come me rende imprevedibili... anche per sè stessi!

giovedì 2 ottobre 2008

I social network

Alla fine l'ho fatto.
Nonostate non sia affatto convinto dell'utilità dei social network, ho deciso e mi sono registrato su Facebook.

Ultimamente, ho cercato di capire come funzionano ed a cosa dovrebbero servire, ma se dovessi dire di averne capito l'utilità concreta mentirei spudoratamente.
Certo, il buon Pesce ha un bel da dire che servono a cazzeggiare, e sinceramente non ho grandi dubbi in proposito, ma trovare il tempo di cazzeggiare e farsi i fatti degli altri non è propriamente banale per uno che, come me, si riduce a togliere ore al sonno pur di fare un po' delle cose che ha a mano.

Comunque sia, non so come andrà a finire, anche se è molto probabile che diventi un'altra di quelle cose cui non avrò il tempo di dedicarmi; quasi certamente diventerà un'altra di quelle cose "vedrò come andrà a finire"...
Ormai ho perso il conto di quante ne ho a mano per questa categoria, ma non si può mai sapere: c'è sempre l'eccezione in agguato e potrei anche ritrovarmi a diventare un assiduo utente del sito...
Beh...
Ecco...
Non esageriamo: a questa ci credo solo dopo che l'ho vista...

Per ora un primo passo, poi sarà quel che sarà.

martedì 6 maggio 2008

Il tecno-fisco

Qualcuno vuole fare la cortesia di dire al Garante per la Privacy che dovrebbe smetterla di rompere le scatole?

Partiamo dal principio: mercoledì 30 aprile, l'Agenzia delle Entrate ha diffuso on line i dati relativi alle denunce dei redditi del 2005.
Qualche ora neanche e scoppia il finimondo: utenti che intasano il sito, Garante della Privacy che decide la sospensione della pubblicazione dei dati, Beppe Grillo che ironizza (mah...) affermando che l'idea è stata suggerita dalla mafia...
Passa ancora qualche ora e, con il sito down a causa dell'eccesso di traffico, i dati cominciano a comparire sulle reti di file sharing ed in vendita su e-bay, Visco difende l'iniziativa affermando che si tratta dell'attuazione delle norme sulla trasparanza fiscale, le associazioni di consumantori minacciano denunce contro l'Agenzia, sul Blog di Grillo volano parole grosse contro il genovese che si porta a casa, in un anno, più di quattro milioni di euro, ed il Garante viene intervistato dal Tg1.
Qui, raggiungiamo un momento comico di livello "zelighiano": il Garante, con la sua bella faccia, arriva in casa di quasi dieci milioni di italiani a dire che la sospensiva è dovuta al fatto che hanno richiesto chiarimenti all'Agenzia delle Entrate perchè, nonostante i dati siano pubblici per legge, nonostante i dati possano essere richiesti da chiunque ai comuni ed alle sedi dell'Agenzia, pubblicare on line dati tanto delicati potrebbe essere una violazione grave della privacy dei contribuenti.

Io stavo uscendo quella sera, ero lì che ascoltavo con un orecchio solo mentre mi lavavo la faccia e per un attimo ho sospettato di non aver capito bene. Mi fermo, chiudo l'acqua e, con la faccia ancora gocciolante, tendo l'orecchio a sentire bene cosa viene detto. Questo bel tomo, ammette serenamente che i dati sono pubblici e poi dice che pubblicarli on line potrebbe essere una violazione della privacy?
Va bene dire tutto ed il contrario di tutto per far contento l'interlocutore di turno, ma fare questo genere di cose nella stessa frase è ai limiti del delirio schizzofrenico!

La storia continua, ovviamente, ed è ancora in corso: nei giorni successivi, Visco ed il Governo uscente sono stati accusati di aver agito per rappresaglia, i giornali hanno pubblicato i dati di reddito di soggetti pubblici (come per altro hanno sempre fatto, proprio perchè i dati erano pubblici!), l'Agenzia è stata denunciata su quasi ogni tribunale italiano da non mi ricordo quale/i associazione/i di consumantori (anche loro potrebbero, ogni tanto, decidere che tacere e stare buoni è più saggio che rompere le scatole per nulla e fare idiozie?), Visco si è schierato in difesa del provvedimento, l'Agenzia ha fornito i chiarimenti richiesti dal Garante (citando le leggi sulla base delle quali ha preso la decisione, che rientra nel proprio potere decisionale) ed i dati sono ancora reperibili on line (anche se non ho capito se sono nuovamente sul sito o se bisogna arrangiarsi un po' per trovarli).

Guardo la vicenda e rido per non piangere: dati pubblici sono stati messi on line, e dunque? Cosa c'è di male?
Chi non ha niente da nascondere, non ha problemi in proposito, per come la vedo io, così come è chi ha la coscienza fuori posto, secondo me, a scagliarsi all'attacco.
Quello che più mi fa specie è che, leggendo i giornali e guardando i Tg, hanno fatto un gran parlare di redditi di attori, imprenditori, qualche giornalista, ma dei redditi dei politici non ho sentito un gran parlare...
Magari ascolto i Tg sbagliati, ma tu guarda, a volte, i casi della vita...

sabato 1 dicembre 2007

L'invidia e la furia

Stamattina stavo navigando passando da Google quando sono incappato in una sequenza improbabile di link, come spesso accade quando si naviga in internet.
Tutto è partito quando sono inciampato in un sito di quelli che pubblicano foto di star e starlette... mi aveva colpito il nome del sito: "Beati loro - Il portale degli invidiati d'Italia".
Sono rimasto interdetto nel notare la dicitura "invidiati", che tra l'altro mi aveva fatto pensare a dirigenti, imprenditori, politici e manager... D'accordo, si tratta di celebrità, o presunte tali, ma "invidiati d'Italia"? Mi ha subito dato l'idea di essere una dicitura un po' eccessiva...
Ciò nonostante, il mio pellegrinare ozioso tra pagine web mi ha portato ad una pagina di Tiscali che parlava di spettacolo. Si trattava di una pagina di news del settore piuttosto vecchia che parlava di Paris Hilton.
La notizia in sè non era nulla di che: si parlava dell'uscita del secondo video tratto dal primo CD cantato dall'ereditiera. Quello che ha attirato la mia attenzione era la sezione della pagina che costituiva lo spazio per lasciare commenti sulla notizia: un commento entusiastico di una persona ed un'intera salva di insulti all'indirizzo della Hilton proveniente dal resto degli autori.
Sia chiaro, era la Hilton ma avrebbe potuto essere la Lohan o qualunque altro soggetto assimilabile: i discorsi sarebbero stati certamente gli stessi...
Le considerazioni sulla sua moralità, le sue abitudini sessuali e la sua intelligenza erano tutto fuorchè edificanti, ma la cosa che più mi ha stupito è stata la vera furia che traspariva da alcuni di quei commenti.
A prescindere dal fatto che sono fermamente convinto che la Hilton "ci faccia", visto che riesce a gestire la sua immagine ed a marciare sul fatto che parlano male di lei tanto bene da guadagnare in un anno più del PIL di alcuni stati africani, non riesco a capire che senso abbia incattivirsi a quel modo.
Una sola cosa capisco ancora meno: che senso ha sperare il tempo necessario per scrivere un commento in cui si afferma che il fatto stesso che un soggetto del genere sia ricco e famoso è un'offesa all'intelligenza delle persone ed una cosa vergognosa, un segnale di quanto sia malata la nostra società...
Personalmente, ben più grave del successo e della notorietà della Hilton, e delle altre sue simili, trovo il fatto che la gente si incattivisca così ferocemente contro di lei... A che pro?
E poi, se la società è malata, per come la vedo io, lo si capisce dalla furia di certi commenti, non dal successo o meno di certi soggetti... ma magari mi sbaglierò...

mercoledì 14 novembre 2007

Anonimato

L'anonimato non mi riesce.
Qualche volta ho provato ad omettere la mia identità in rete, in particolare su LoD cercando di interpretare dei personaggi senza dichiarare apertamente se avessi altri personaggi e chi fossero, ma la gente mi riconosce lo stesso. Non so se è perchè ho un modo particolare di scrivere, se uso gli smile in maniera peculiare, se non cerco l'anonimato mai con vera convinzione o se c'è qualche altro motivo, ma resta che bene o male vengo riconosciuto.
C'è però chi vuole, prova e riesce a non farsi identificare.
Non che sia impossibile su internet, anzi, se c'è un ambiente in cui è facile è proprio la rete, però, quello che mi chiedo veramente è chi, e perchè, vuole restare anonimo?
Non lo so... voglio dire... i nomi sono importanti. I nomi danno sostanza alle cose, danno potere sulle cose e le persone.
Ci sono millenni di leggende, di superstizioni e di tradizioni magiche riguardo il potere dei nomi: Adamo ricevette potere sul creato ricevendo facoltà di dare nome alle cose ed alle creature; folletti malevoli e demoni minori potevano essere legati alla volontà di qualcuno scoprendone il nome; streghe e fattucchiere potevano ammaliare, incantare o maledire sapendo il vero nome (il nome di battesimo) di qualcuno. Un nome falso, uno pseudonimo, un "nome di battaglia" era la protezione in questi casi. Non ci si spogliava di ogni identità, semplicemente ci si camuffava. Non si perdeva la propria sostanza, la propria essenza, semplicemente la si rendeva più difficile da riconoscere e raggiungere.
Il vero nome di qualcuno o qualcosa gli conferisce sostanza, identità, realtà.
Eppure c'è gente che rinuncia ad un nome, ad un'identità.
Personalmente non riesco a farlo: non so perchè, ma preferisco adottare una falsa identità piuttosto che privarmi di ogni nome. Preferisco adottare uno pseudonimo, inventare un nome, camuffare la mia identità pur conservandone una. Preferisco essere Nessuno, piuttosto che un nessuno.
Chi sceglie di essere una non identità, di non avere un nome, di spogliarsi di ogni sostanza, perchè lo fa?
Chi rinuncia ad ogni nome, rinuncia anche ad essere realmente? E se sì, perchè qualcuno preferisce non essere, piuttosto che essere qualcuno che non è?