giovedì 13 agosto 2009

Silenzi di una mattina d'agosto

In queste mattine che precedono ferragosto capita, andando in ufficio come ogni buon forzato del lavoro, di notare una cosa in centro a Modena: il mondo è molto più silenzioso del solito.

Ci sono meno auto che passano per Canalchiaro e molti meno passanti.
A dire il vero, c'è molta meno gente in generale, come prevedibile...
Certo, la crisi c'è e Modena non è una città chiusa per ferie come poteva essere anni fa.

Resta che fa una certa impressione comunque rendersi conto che nei dieci/quindici minuti a piedi che mi separano dal (più vicino del solito) parcheggio al portone dell'ufficio, con un po' di fortuna (leggasi: se non incrocio un autobus), posso riuscire ad avere come accompagnamento solo il rumore dei miei pensieri.
In fin dei conti, chi ha detto che una città quieta è una brutta cosa?

mercoledì 12 agosto 2009

Confini inesistenti e cervelli fuggitivi

Domenica, ritornando da Genova, ho avuto modo di notare una cosa che, pur avendola vista ormai diverse volte, forse non avevo notato fino in fondo.
Il percorso che seguo, mi porta ad attraversare la provincia di Genova, quella di Alessandria, quella di Pavia e poi l'infilata Piacenza, Parma e Reggio.
Normalmente, in autostrada, al confine tra una provincia e l'altra, ed a maggior ragione al passare di una regione all'altra, si incontrano degli enormi cartelli che ti annunciano il confine e da dove stai passando a dove.
Passando da Alessandria a Pavia, infatti, si trova un bel paio di cartelloni che fanno questo annuncio, ma poi... Passando da Pavia a Piacenza, si incontra solo il confine della provincia e non quello della regione.
Personalmente, è qualche tempo che sostengo che sarebbe da proporre la cessione del piacentino alla Lombardia in cambio della provincia di Mantova (i mantovani sono più "emiliani": hanno un pezzo di zona di produzione di Grana Padano e mangiano tortelli di zucca, tanto per dire...) ed evidentemente anche l'ANAS (oltre che le Poste per cui la zona di Piacenza è nella "regione postale" della Lombardia e Mantova in Emilia-Romagna) la pensa così.

Rientrato a Modena dopo la tappa bolognese, comunque, sono andato a cena dalla Gi, dove c'era un po' di varia umanità fisica (Pesce, la Volpe, Carletto, la Fra, Manolo ed un po' di extra).
Mi ha colpito, e stimo un sacco, Pesce che si è votato all'autoproduzione di sapone, dentifricio, ecc., ma la cosa che mi ha più colpito è stata la consapevolezza di stare toccando con mano il problema dei "cervelli in fuga".
La Volpe in Norvegia, Carletto e Manolo tra Oxford e Cambridge e tutti gli altri sparsi per il mondo...
A volte mi chiedo se non ho fatto un errore decidendo di non tentare la carriera accademica, ma poi, guardando i miei amici che ci stanno provando e che sono costretti a questo tipo di vita, mi chiedo se sarei stato capace di fare la stessa da emigrato che fanno loro...

Resta che c'è una bellissima immagine che ha regalato Nils (che voglio provare a citare, ma sono certo di non essere preciso):
... cervello in fuga, sì, il problema è che il mio è riuscito a seminarmi!

domenica 9 agosto 2009

Traslochi

Oggi si trasloca!
O meglio, oggi, ritornando da Genova, farò il primo viaggio del trasloco di Fhede verso la terra dei tortellini.

Guardando l'ingresso di casa sua, rifletto visualizzando mentalmente la metratura cubica del bagagliaio della mia auto... ed un brivido di terrore mi corre lungo la schiena.
Sarà sicuramente un viaggio interessante, e tutto sommato positivo visto che sarà una cosa in più a cui la mia auto sarà sopravvissuta durante il suo rodaggio.

A parte le considerazioni volumetriche, comunque, c'è una parte di me che sta sorridendo felice da alcune ore. Che ci posso fare?

venerdì 7 agosto 2009

Il salmone in scatola ed Isoradio anni 80

Oggi sono stato viaggiatore: sono a Genova e ci sono arrivato partendo appena uscito dall'ufficio.
E' sempre interessante, in questo periodo, venire a Genova il venerdì sera: almeno nella prima metà di Agosto, ci si sente delle specie di salmoni che risalgono la corrente del fiume di auto che vanno verso il mare... beh, diciamo l'altro mare.
Mentre viaggiavo, tranquillo e sereno a 120-130 km/h in A1 diretto verso Milano, vedevo dall'altra parte un fiume (per loro fortuna: sarebbe stato peggio se avessi visto un "lago") di automobili che andavano nella direzione opposta... e ovviamente, mi sono sentito un salmone, sì, ma in una scatola grigio metallizzato...

Durante il viaggio, ma anche stamattina mentre andavo a Modena, ho avuto modo di ascoltare un po' Isoradio: meglio essere pronti psicologicamente nel caso si prospetti un bel tratto di colonna...
Ho avuto modo di constatare una cosa: chi si occupa della programmazione musicale di quell'emittente, a quanto pare, ha un rapporto conflittuale con quello che è stato composto meno di dieci anni fa! Bello sentirsi ancora negli anni '80 e '90, ovviamente, e poi gli "80s" sono tornati di gran moda, ma riuscire a sentire una sola canzone post 1999 in più di un'ora di ascolto è quantomeno surreale.... e mi è anche piaciuto, visto che io le cose surreali le trovo sempre divertenti!

giovedì 6 agosto 2009

Lo stupor mundi e la vita su Marte

Oggi, in pausa pranzo, ho avuto modo di leggere un articoletto, sul giornale, che parlava dell'assegnazione del premio "Gioco dell'anno" avvenuta di recente, come di consuento, in Germania. Il gioco che ha vinto (Dominion) in Italia è pubblicato dalla StuporMundi... leggere quel nome mi ha ricordato Federico II di Svevia, lo "Stupor mundi" per antonomasia.
Curioso come la più improbabile delle cose possa farmi tornare in mente uno dei personaggi storici che ho sempre trovato più interessanti.
La mia testa, spesso va per la sua strada, e - a dirla tutta - spesso non mi dispiace affatto: quando dal grande ricettacolo delle informazioni utili che ho tra le orecchie viene fuori un ricordo interessante, rivaluto l'utilità dell'archivio che mi porto appresso.

Dopo queste considerazioni, una nota sulla mia serata.

Stasera sono rimasto a casa, con le batterie da ricarcare data la settimana lavorativa che volge al termine e dato il week-end chilometrico che mi attende.
Sono rimasto a casa e, proprio perchè la tensione era bassa, ho guardato la TV; telefilm, in particolare.
Mamma Rai in prima serata non si sbilancia a mettere una prima visione neanche se prendi a bastonate il palinsestista: sarà che l'idea delle prime TV che passa Mediaset fa paura a certi funzionari che non vogliono perdere il posto, ma resta che, lo slot più appetibile è costellato di repliche. Qualcosa di interessante, però, per i volenterosi che hanno la pazienza di arrivarci, si trova se si arriva a gustare l'inglese Life on Mars.
Non ci si faccia trarre in inganno: il titolo è un riferimento all'omonima canzone e la fantascienza, con questa serie, non è che c'entri molto... forse... chissà...
Niente spoiler alert per un motivo, sia chiaro: io per primo non l'ho ancora vista tutta, quindi lascio a chi vuole saperne di più il procurarsi le informazioni del caso.
Resta il fatto che, la puntata che ho visto questa sera, mi ha fatto tornare in mente l'ignoranza cronica di certi discutibili soggetti dall'allineamento politico pseudo-nazional-socialista di cui si possono leggere, a volte, le invettive sui muri di qualche palazzo o sulla porta di qualche bagno pubblico (cosa, quest'ultima, peraltro capitatami realmente in quel di Genova...).
Questi simpaticoni, ancora oggi, a volte tirano fuori concetti un po' demodè quali quello di "Razza Ariana".
Questi soggetti discutibili, se fossero un po' più documentati su quello di cui parlano, saprebbero che il concetto di "Razza" è alquanto superato (anche se sicuramente troverebbero modo di affermare che il superamento di quel concetto è chiaramente l'opera di esponenti di razze inferiori) e che la loro cara "Razza Ariana", secondo la loro idea di superiore ed inferiore, andrebbe a collocarsi più tra le ultime che non tra le prime.
Pensandoci bene, a volte, l'ignoranza sa generare momenti di pura, ed involontaria, comicità...

mercoledì 5 agosto 2009

Una nuova determinazione... e il punto della situazione

Dice "Ma che cosa lo tieni a fare un blog se poi non ci scrivi mai?"
Dico "E' un mondo di tenebra..."

In realtà, il fatto che sia un mondo di tenebra non spiega nulla. Il vero motivo per cui sono sparito dalla circolazione per quasi sei mesi è che sono un lavativo senza spina dorsale...
D'accordo, forse il giudizio è un po' troppo severo, ma l'idea di fondo è che scrivere richiede tempo, ed il tempo è un bene tanto prezioso quanto raro, nella mia caotica esistenza analogica.
Eppure, rieccomi, e questa volta con un'idea nuova: l'idea di cambiare.

Cambiare non è mai facile, e nel caso specifico, rischia di essere un'impresa titanica, ma questa volta ho deciso di farlo e lo farò!

Rileggo l'ultima frase che ho scritto, ed all'improvviso mi risuona in testa una canzione di Daniele Silvestri...

"Illuso"

Illuso è chi pensa che un prete sia sinonimo di santità
chi un giorno decide il da farsi ed è sicuro che lo farà
Illusa è la gente che crede in una o più divinità
soltanto se quello che vede non è conforme alla normalità

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso è chi cerca in un bacio il suono di mille campane
chi guarda alle stelle e vedendole lì non le trova poi tanto lontane

Illusa mia madre quel giorno che disse mio figlio mi darà
l'amore di cui ho bisogno, perché mio figlio un buon figlio sarà.

Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose
chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose

Illuso anch'io continuamente, confuso tra tante realtà
ma se scoprirò quella giusta, chissà se poi l'illusione cadrà
se scoprirò che c'è una sola realtà non credo che mi basterà.

Daniele Silvestri - Prima di essere un uomo (1995)

Il fatto di essere un illuso, per altro, non mi dispiace neppure tanto: mi piace l'idea di essere un inguaribile e patetico individuo convinto che, da qualche parte, ci sia una realtà migliore... magari una realtà in cui sono migliore di quello che sono in questa surreale parodia di un mondo sensato che di sensato non ha, solitamente, neppure la parvenza.

L'ora è quella che è e mi chiedo che senso abbia perdersi in filosofeggiamenti notturni, ma il bello di essere da solo in casa sta proprio nel fatto che posso permettermi di farli: non mi devo preoccupare della luce accesa e della porta aperta che potrebbero disturbare i miei che già dormino visto che, se stanno già dormendo, è a seicento chilometri da qui.
Essere da solo in casa mi piace: mi da quell'assaggio di indipendenza e di solitudine non solitaria che una parte di me cerca da molti più anni di quanto non fosse auspicabile in principio.

Resta che posso permettermi di scrivere un po'... beh, forse tanto, ma giusto per togliermi una soddisfazione: da domani si cerca di cambiare!

Sono passati sei mesi e non sembra... almeno non in primissima istanza, ma poi basta soffermarsi un attimo a rifletterci e ci si rende conto di quanta roba è successa nella mia vita. Già, nella mia esistenza, perchè se uno si prendessi la briga di osservare le esistenze delle altre miliardi di entità che vagolano su questo pianeta...

Sei mesi fa non sapevo di che morte (lavorativa), mi toccava di morire: con un contratto a tempo determinato in scadenza, ai tempi della crisi economica, una qualche agitazione uno ce l'ha sempre, ma alla fine, la mia condizione precaria si è stabilizzata (almeno fino al 2011...) ed una nuvola si è diradata dal mio futuro.

Sei mesi fa, ero uno studente del secondo anno del Corso di Match di Improvvisazione Teatrale di Modena, mentre oggi sono un amatore. Il 9 giugno scorso, in quel di Sassuolo, le G(i/nu)raffe hanno dato il meglio di sè, ed un paio di settimane dopo è arrivato il verdetto. Passate ancora un paio di settimane, è arrivata la prima convocazione, ed il 22 luglio, sempre in quel di Sassuolo, un nuovo amatore ha fatto il suo esordio con il numero "44 Rosso". Non so se ci saranno altre convocazioni nel mio futuro, ma di sicuro ci sarà ancora tanto impegno e tanto studio, tanto allenamento e tanta voglia di fare, e poi venga quel che deve venire.

In questi sei mesi, ce n'è stati due dove l'improvvisazione è stata un battito che dava il ritmo alle mie settimane: allenamenti a Modena, per il corso, ed allenamenti a Bologna. Confrontarsi con amatori d'esperienza e professionisti, e sentirsi in grado di non fare la figura del manico di scopa, ha aiutato un sacco.

In questi sei mesi, c'è stato un incidente automobilistico... nulla di grave, sia chiaro, ma un'auto da cambiare. Ed ora c'è un'auto nuova, che ripago un po' alla volta ai miei genitori che mi hanno aiutato ad evitare un finanziamento/ladrocinio.
E l'idea di avere un finanziamento a tre zeri da ripagare mi fa sentire un po' più vecchio.

In questi sei mesi c'è stato il gioco di ruolo, che è andato e venuto. Ci sono stati gruppi che hanno fatto scintille (e ancora mi chiedo quanto e cosa avrei potuto fare per evitarle) e gruppi che si sono allargati. E c'è stato l'ALEA che si è fatto sempre più forte e robusto, in grado di reggere sulle sue spalle sempre più peso, sotto lo sguardo orgoglioso di un creatore felice.

In questi sei mesi c'è stato il lavoro... c'è stato e c'è ancora. Prepotente, si è fatto tiranno che non da scampo: ladro in grado di trafugare tempo, energia, esistenza. C'è e ci sarà ancora... ladro di ferie, in grado di mangiare giorni alla STICCON costringendomi a fare il pendolare tra l'ufficio e la convention.

Eppure le ferie ci sono state lo stesso, strappate con le unghie e con i denti, anche se tutte si riassumono in una settimana nell'algida (beh, nel caso specifico, sorprendetemente torrida) albione: una settimana a Londra, a cavallo tra la fine di giugno e l'inizio di luglio, sperando di trovare il fresco e trovando un'ondata di calore che quasi faceva il paio con le temperature italiche. Fabiuzzo, rivisto dopo tanto, matto come sempre, e tante cose da vedere e rivedere, con occhi diversi perchè accompagnato da una persona diversa.

In questi sei mesi c'è stato Star Trek, con la convention dimezzata ed il film, con i progetti dello Star Trek Online spiati e con le fatiche legate al manuale dell'ALEA:EST, con i folli propositi e le belle idee.

In questi sei mesi c'è stato altro, ovviamente, tanto da riempire almeno altrettante righe, ma l'ora si è fatta consona più al cuscino che alla tastiera, quindi l'onesto dattilografo ripone lo strumento, si stiracchia e lascia che una sinfonia di crepitii parta dalle rattrappite dita.
Un'ultima lettura, una verifica alla punteggiatura, e poi il click che rende tutto vero nell'irreale mondo dei bit in movimento.

Sono tornato on line! Chissà cosa succederà ora...

martedì 10 febbraio 2009

Gli amici che non hai e la non selezione innaturale

Sono diversi giorni, ormai, che l'Italia parla quasi solo di una persona e credo che ieri sera ogni fonte di informazione (mah...) abbia "banchettato" di una sola notizia: una morte.

Tutti hanno voluto dire la loro, far proclami, lanciare anatemi... qualcuno ha dimostrato che ci sono cose intollerabili per certe persone, prima fra tutte, perdere... altri hanno ribadito il concetto che, se l'arbitro ha già fischiato tre volte, cambiare le regole del gioco non cambierà il risultato di quella partita.
Molti hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Qualcuno ha avuto il buon senso di stare zitto... ma putroppo sempre troppo pochi.
La cosa che più mi ha dato fastidio, è che tutti sono diventati amici di una persona che non li ha mai conosciuti.

Il nome delle cose è importante, ed ancora di più lo è il nome delle persone, tanto che, a mio avviso, agire con cattiveria su un nome è un chiaro segno di disprezzo della persona... ma ci può essere altro oltre la cattiveria.

Bene o male, credo che tutti abbiano proprietà del concetto che una persona trae identità anche dal proprio nome, e mancare di rispetto al nome è un mancare di rispetto alla persona.
Io posso rivolgermi tranquillamente a qualcuno usando un diminutivo, un vezzeggiativo o un soprannome se sono in confidenza con quella persona, se mi autorizza o se è un personaggio pubblico ed uso il suo "nome di battaglia". Se mancano queste condizioni, usare un soprannome dimostra arroganza, forse, se non addirittura esplicito disprezzo o mancanza di riconoscimento della significatività altrui.

Al che mi chiedo, che diritto aveva, tutta quella gente, di dare del tu ad una persona che non ha mai conosciuto? Di usare dei soprannomi che, magari, neppure i suoi amici usavano?
Tutti questi "amici", che senso avevano? Che senso hanno gli amici che non hai e che magari neppure vorresti?
Eppure succede continuamente: qualcuno si comporta come se conoscesse una persona da sempre, pur non avendola mai vista nè conosciuta... E' l'assurdo quotidiano, sempre più quotidiano, di un'epoca come la nostra in cui "esserci" è più importante financo del motivo per cui uno dovrebbe esserci.

A parte questi sconosciuti amici, quelli che non hanno una vita vera e cercando di entrare in quelle degli altri, i benpensanti, i malpensanti, i paladini, i crociati, i sofferenti, i martiri, i calcolatori che usano tutto e tutti, gli sciacalli ideologici e tutto quello che, più o meno inutilmente - ed a tratti, per me, anche disgustosamente - è girato attorno alla vicenda, ogni tanto qualcuno ha provato timidamente a sollevare un angolo della coperta che è il vero problema, ma mi è capitato di sentire nessuno che affrontasse veramente la questione dicendo le cose come stanno.
Una persona ha scatenato un putiferio, secondo qualcuno, ma in realtà il problema non era lei, ma bensì la fine della selezione naturale.

Tutto quello che è successo, e non è successo, in questi giorni è stato legato ad una persona che è morta dopo essere rimasta in vita (almeno fisiologicamente) a lungo... forse, troppo a lungo.
Questa persona ha subito un danno fisico, quasi vent'anni fa, e la medicina ha fatto in modo che rimanesse in vita... Se un evento analogo si fosse verificato venti anni prima, neppure una nota di questo surreale can can sarebbe stata suonata: i danni subiti da quella persona sarebbero stati fatali e si sarebbe rapidamente spenta, senza santi e diavoli dell'informazione a ballare attorno al suo letto.

Io più di una volta ho pensato, e sostenuto apertamente, che la nostra specie ha avuto la "brillante" pensata di prendere la selezione naturale e defenestrarla con lo sviluppo della scienza medica.
A volte è un bene, non dico di no, e dobbiamo essere grati all'ingegno della nostra specie (senza medicina, probabilmente, io stesso non sarei qui ora: forse, un secolo fa, senza gli antipiretici sarei morto a causa della febbre alta portata dal morbillo quando ero piccolo), ma a volte sembra essere l'idea peggiore che i nostri predecessori potessero avere.
Il passato recente, ed il futuro, non evoluzionistico della nostra razza (che, per altro, credo siano una considerazione che anche altri, più autorevoli di me, hanno formulato e che, forse, anche il buon Darwin sarebbe costretto a riconoscere), però, non arriverebbe ad avere ripercussioni tanto forti sulla nostra società se non fosse per la surreale gestione delle informazioni e per la mancanza di parallelismo tra l'evoluzione tecnica e culturale della nostra forma di vita.

Il problema vero, in un caso come questo, probabilmente non è che la medicina ci ha consentito di garantire la sopravvivenza (ed, a volte, la riproduzione) a soggetti che avrebbero dovuto essere un ramo estinto, non vincente, della nostra genealogia genetica, ma il fatto che la nostra concezione culturale della nostra specie non si è evoluta rapidamente come la nostra conoscenza del mondo.

In buona parte del mondo, le convinzioni culturali ed etiche della maggioranza della popolazione non si discostano molto da quello che era il set morale e culturale di mille/millecinquecento anni fa, e poco importa che il nostro livello tecnologico ci renda paragonabili a quelli che i nostri noi stessi dell'epoca avrebbero considerato maghi, angeli, santi, diavoli o dei.
Abbiamo raggiunto il potere, abbiamo allargato i nostri orizzonti, eppure, non abbiamo ancora cambiato modo di navigare... non so se ho ragione o meno, ma ho sempre più spesso il sospetto che questo scenario non sia l'apice della saggezza che la nostra specie può esprimere.