mercoledì 17 aprile 2013

Oblivion

Sabato eravamo a Genova ed abbiamo colto l'occasione della serata libera per andare al cinema.
Siamo andati a vedere Oblivion e, personalmente, l'ho apprezzato parecchio.

Il trailer, a tratti, fa pensare ad un action movie di fantascienza, ed in effetti un certo numero di scene d'azione ci sono, ma alla fine ci sono aspetti molto interessanti che vanno ben al di là di una scazzottata con gli alieni cattivi.
Guardando il film, fin dal primo minuto, si ricevono un sacco di informazioni dalla voce narrante del protagonista su chi egli sia, su chi sia la sua compagna, su che cosa essi facciano, su cos'è successo al loro mondo, su chi siano i suoi avversari e su quali siano gli obiettivi della loro missioni, la ricompesa che li attende, ecc, ecc... ma il protagonista - un ottimo Tom Cruise, se devo dire la verità - è un personaggio inquieto a cui il mondo in cui vive sta stretto... c'è qualcosa di stonato nella canzone che lui stesso canta, e ne è perfettamente consapevole.
I ricordi sono la sua ossessione: ricordi che non dovrebbe avere, perchè ha subito la "cancellazione della memoria obbligatoria" cinque anni prima, come parte del protocollo dell'incarico che svolge; e che i ricordi, o meglio la loro assenza, siano un tema importarte della trama lo si capisce già dal titolo.
Ok, da qui in poi potrebbe scapparmi qualche spoiler...
Sulla Terra post atomica e priva della Luna - che pende in frantumi nel cielo - di Oblivion, il protagonista - Jack Harper - ha convinzioni semplici: è un tecnico che ripara droni da combattimento che sorvegliano delle turbine la cui funzione è quella di trasformare l'acqua in energia, energia che serve agli ultimi umani rimasti indietro sulla stazione orbitale Tet, dopo che il grosso degli altri sopravvissuti è già partito, per raggiungere la loro nuova casa su Titano. Sulla Terra si aggirano ancora gli Scavenger, gli invasori alieni che hanno causato la distruzione della Luna, ed a cui gli l'umanità lascerà un pianeta prosciugato.
Come giustamente nota il protagonista, c'è dell'ironia nella situazione: la guerra è stata vinta dagli umani ma, nonostante questo, sono loro che se ne vanno... sa tanto di vittoria di Pirro.

Ad ogni modo, come si intuiva già dal trailer, in realtà i mistiosi Scav altro non sono che esseri umani... il problema è che questa rivelazione - che arrivava alla fine del trailer lasciandoti con la sensazione di averti spoilerato l'intero film - arriva un attimo prima della pausa tra il primo ed il secondo tempo (se il film lo si vede in un cinema che ancora la fa).
Mentre aspettavamo che si spegnessero di nuovo le luci, noi due ci guardavamo e ci interrogavamo su che senso avesse quella rivelazione a quel punto... c'era la vaga sensazione di essere incappati in un film di cui ti avessero rivelato troppo e ci chiedevamo perchè.
La risposta che mi davo io, era abbastanza semplice: è un film di fantascienza e spesso i tralier dei film di questo genere sono molto rivelatori... la mia ipotesi è che la scelta di farli così sia legata al fatto che, si tratta di un genere non necessariamente popolarissimo e quindi, se non viene spiegato molto nel trailer, c'è il rischio che il film venga ignorato, da parte del potenziale pubblico, perchè... "mah, cos'è quella roba lì?". Ok che c'è Tom Cruise e le sue fan le hai già portate al cinema semplicemente con alcuni dei poster promozionali, ma potrebbe non bastare per coprire il budget di un film ad alto costo.

In realtà, il trailer non è così rivelatore come possa sembrare.
Guardandolo mi ero fatto l'idea di una lotta tra due "classi sociali" che aveva portato una ricca élite tecnologicamente più avanzata (quelli della fazione cui appartiene il protagonista, che abitano su piattaforme aeree in un mondo bianco e luminoso con veicoli che fanno mirabili evoluzioni) a scontrarsi con una maggioranza tecnologicamente più arretrata e povera (gli avversari della rivelazione finale del trailer, che vivono in posti oscuri che sembrano acciaierie abbandonate e che indossano neri abiti logori e stracciati), ma senza che queste fossero rivelate alla "truppa" dell'élite.
Il bello è che non è affatto così.
Gli Scav non sono chi sembrano, ed i loro abiti logori non sono sintomo di povertà... certo, tra loro ci sono anche profughi e fuggiaschi, ma le cose non stanno per niente come pensavo... e men che meno stanno come pensava il protagonista.

La rivelazione dell'inganno in cui mi ero spinto da solo, è stata notevole, così com'è stato notevole rendersi conto che c'era un motivo se mi sembrava - per tutto il primo tempo - che ci fosse qualcosa di  strano, qualcosa di stonato: nelle scene in cui c'erano comunicazioni radio tra la base a terra ed il Tet c'era qualcosa che non mi quadrava, qualcosa che mi lasciava perplesso e non capivo perchè... alla fine, con le rivelazioni degli ultimi dieci minuti, le cose si sono chiarite e sono riuscito a spiegarmi anche quel senso di perplessità che mi assillava.

Oblivion ha anche un altro merito: c'è, nelle scene, qualcosa di subdolo, che non noti subito finchè non te lo fa notare la pagina di Wikipedia in inglese che parla del film: c'è spessissimo un sacco di luce!
Ci sono occasionali scene al buio, in posti chiusi, ma la maggior parte del tempo il mondo è luminosissimo, quasi abbagliante.
Una scelta registica interessante, legata anche alla possibilità di sfruttare la luce naturale in riprese fatte - da quello che leggevo - in estate in Islanda, volta a portare più luce nella fantascienza. Un bel contrasto per il registra, che è quello stesso Joseph Kosinski che ha diretto Tron Legacy - un film in cui , all'opposto, la luce era spenta per tre quarti del tempo.

Per finire, due curiosità.
Sempre secondo la pagina di Wikipedia del film, Oblivion negli Stati Uniti uscirà solo venerdì. E' uscito prima in diverse parti del resto del mondo, ma nonostante questo, al 16.04.2013 - dopo 6 giorni di programmazione dall'uscita nella prima nazione ad averlo visto, ha già incassato 61.000.000 di dollari... Ho come l'impressione che rientrare dei costi di produzione non sarà un grosso problema.
L'altra curiosità riguarda invece il funzionamento del mio cervello surreale: per tre quarti del film, uno degli archivisti delle informazioni inutili della mia testa, è stato impegnato a cercare di ricordare dove avevo già sentito il nome Tet... dopo molto scartabellare, è riuscito ad emergere dallo schedario in cui si era infilato con in mano due fogli: uno era la locandina di "Full Metal Jacket" e l'altro era la pagina di Wikipedia relativa all'Offensiva del Tet, l'attacco nord vietnamita cominciato in occasione delle festività del Tet (il capodanno vietnamita), per l'appunto, del 1968, di cui nel film di Kubrick viene mostrato l'inizio.

martedì 16 aprile 2013

Un giorno di ordinaria follia

Non abbiamo senso.

L'universo ce l'ha un senso.
Le piante ce l'hanno un senso.
Gli animali ce l'hanno un senso.
Noi no.

Noi esseri umani non ce l'abbiamo.
Abbiamo la capacità di creare cose mirabolanti e magnificamente inutili per la creazione.
Abbiamo la capacità di comprendere i meccanismi dell'esistenza.
Abbiamo la curiosità per volerlo fare anche se per la nostra sopravvivenza, in questo mondo, quelle informazioni non servono a niente.

Abbiamo però anche la capacità di creare strumenti concepiti apposta per distruggere.
Abbiamo la capacità - e la volontà - di annientare i nostri concorrenti nella lotta per la sopravvivenza, anche se non rappresentano realmente un concorrente in quella lotta, anche se potremmo tranquillamente coesistere con loro visto che tanto le risorse che sfruttiamo (esageratamente) sono sfruttate allo stesso modo da entrambi.

Fino a ieri sera stavo pensando "Beh, siamo ancora qui: il 15 aprile è passato ed i coreani non hanno fatto scoppiare davvero la terza guerra mondiale... forse era davvero solo una fanfaronata di un ometto piccolo e privo del potere che ritiene di meritare".
Poi sono tornato a casa ed ho visto le notizie da Boston.
Ho sperato che si fosse trattato di un incidente: magari un chioschetto degli hot-dog con una bombola a gas esplosa. Avrebbe avuto più senso. Sarebbe stato drammatico, comunque terribile, ma sarebbe stato più accettabile.
L'FBI l'ha classificato come un atto terroristico, nonostante non ci sia alcuna rivendicazione.
Spero che si sbaglino: spero che venga fuori che è stato una fatalità, nulla di più... perchè sinceramente non vorrei vedere nuovamente il mondo riprendere ad avere paura di tutto e di tutti.

venerdì 12 aprile 2013

L'erba sul tetto

E' arrivata, a quanto pare, davvero la primavera.
Non è stato facile accorgersene in queste settimane, ma oggi me ne sono reso conto bene perchè, in ufficio, abbiamo tenuto le finestre aperte più a lungo di quanto fatto finora nell'arco della giornata e quindi ho avuto modo di notare una cosa curiosa: sul tetto dell'edificio di fronte - stiamo parlando di un palazzo del XVIII secolo, probabilmente anche più vecchio - tra un comignolo e la grondaia, c'è un ciuffo d'erba piuttosto alto ed un tappetino di erbetta più bassa.

L'erba è un esempio di forma di vita ostinata e imprevedibile: si insedia spontaneamente in posti improbabili, su quantità irrisorie di terreno arrivateci chissà come... ma se provi a farti un giardino ed a costringerla in uno spazio definito, ti fa una pernacchia e ti abbandona. O si fa dare il cambio a qualcosa di poco elegante.

Intendiamoci, non sono un botanico quindi non so che tipo di erba sia quella su quel tetto: potrebbero essere robe infestanti che si adattano a condizioni estreme e proliferano quando meno te l'aspetti, o potrebbe anche esserci un po' di erbetta da pratino all'inglese, ma resta che un prato su un tetto, al terzo piano di un edificio in centro città, mi fa sorridere e mi lascia perplesso tutto ad un tempo.

Che poi, in sè, è anche un'immagine molto poetica, con la natura che vince su tutto... o potrebbe anche essere un'immagine agghiacciante, con la natura che vince su tutto...

giovedì 11 aprile 2013

Prove generali di terza guerra mondiale - parte quarta

La Corea del Nord sarebbe pronta all'attacco missilistico su bersagli a corto e medio raggio e di conseguenza gli americani avrebbero schierato a Guam postazioni antimissili, il Giappone ha dislocato delle postazioni di missili intercettori Patriot perfino in contro a Tokyo e la Corea del Sud si prepara ad un vero e proprio conflitto con i loro vicini del nord.

Secondo alcuni analisti sud coreani, ieri avrebbe potuto essere un buon giorno per l'attacco, secondo altri analisti il giorno più probabile è il prossimo 15 aprile per la valenza simbolica per i nord coreani - se non ho capito male, è l'anniversario della nascita del primo leader della rivoluzione, il nonno dell'attuale giovane leader.

Praticamente tutti gli analisti si dicono piuttosto preoccupati della situazione specie dopo che Pyongyang ha annunciato che non potrà essere garantita l'incolumità agli ambasciatori, dopo che aveva avvertito gli stranieri presenti in Corea del Sud che sarebbe meglio, per la loro incolumità, lasciare il paese e dopo che da giorni la frontiera di Kaesong è chiusa. Inoltre la situazione è diventata ancora più preoccupante, almeno secondo me, dopo che è circolata la notizia secondo cui un'agenzia di viaggi cinese, specializzata in turismo in Corea del Nord, ha cancellato una serie di viaggi a seguito di una presunta notifica da parte dell'Amministrazione nazionale cinese sul turismo secondo cui sarebbe sconsigliabile recarsi oltre confine.

Come se non bastasse, Seul e Washington hanno innalzato il livello d'allerta.
Non credo che quello di cui parli la stampa sia il livello DEFCON, anche perchè gli americani stanno cercando di essere molto rassicuranti con i loro cittandini - stanno cercando di far capire che una minaccia diretta agli Stati Uniti è molto improbabile, ma che è necessario stare attenti alla sicurezza delle installazioni americane nell'area - ciò nonostante, continuano a passarmi davanti agli occhi scene da "Wargames"... se va avanti così, sarò costretto a riguardare quel film!

Twitter e le notizie

Premetto, io non sono un utente Twitter e non credo che potrò mai esserlo: l'idea del microblogging con post formato sms è per me, logorroico conclamato, assolutamente inconcepibile.
Ciò detto, però, a tratti seguo i cinguettii di qualche profilo (capita, a volte, che segua quelli degli sviluppatori di Star Trek Online) e mi incuriosiscono le notizie che circondano l'uccelletto blu.

L'altro giorno, il Fabiuzzo d'Oltremanica, ha condiviso su Facebook una notizia che riguarda twitter e che pure, in parte, mi ha vagamente sconvolto: un hashtag relativo alla notizia della morte della "Lady di ferro" ha fatto emergere una certa quantità di ignoranza di una parte dei fan di una boyband - i One Direction - ed ha mandato in confusione diversi fan di due cantanti - Cher e Cher Lloyd.

Partiamo dal considerare i (o forse sarebbe meglio ipotizzare "le"?) fan dei 1D... 1D! Oddio quanto mi sento improvvisamente fuori dalla scena musicale contemporanea: per me 1D è una sigla da usare per indicare un oggetto geometrico a "una dimensione", non certo il nome di una boyband. Vabbeh, che poi ai miei tempi - ma  sì, dai, facciamo pure i vecchi - c'erano i Take That e gli East 17, ognuno con la sua bella sigla/logo da pochi caratteri...
Ad ogni modo, uno dei membri della boyband in questione twitta un pensiero di commemorazione per la scomparsa - e contestata - ex primo ministro... e qualcuno non ha la più pallida idea di chi sia questa persona di cui si sta parlando!
Ok, i One Direction sono in cinque - chissà perchè questo numero non mi stupisce? - e messi tutti assieme fanno cent'anni circa, conseguentemente, non c'è da stupirsi che il loro fandom non fosse ancora nato quando la Signora Thatcher aveva già abbandonato la scena politica internazionale, ma non avere la più pallida idea di chi sia?

Passiamo poi ai fan delle due Cher... Che poi, sempre per fare il vecchio, ai miei tempi Cher era una sola ed era anche già da sola: io l'epoca di "Sonny & Cher" l'ho vista solo a posteriori per motivi anagrafici, ma li ho mancati proprio di un soffio, mentre adesso scopro che ce n'è un'altra, nuova nuova, che viene fuori da una recente edizione di X-Factor in Inghilterra.
Ad ogni modo, una parte dei fan di queste due cantanti è stata mandata in confusione dall'hashtag usato da qualcuno per parlare della notizia della scomparsa dell'ex Primo Ministro. L'hashtag incriminato sarebbe "#nowthatchersdead": qualcuno l'avrebbe  interpretato come un "now that Cher's dead" (adesso che Cher è morta) invece che "now Thatcher's dead" (adesso Thatcher è morta).

Ora, io personalmente non apprezzo l'ignoranza sulle cose del mondo: in fin dei conti siamo nell'epoca di internet (ma va, non lo dovrebbe suggerire questo discorso su Twitter?) e per sapere se quello che stai leggendo in un post di 140 caratteri lo hai interpretato bene ti può bastare andare su Google e fare una sempice ricerca, o meglio ancora, potresti provare a passare dal sito di un giornale, dove magari, se c'è una notizia importante, qualcuno ne parla perchè sta facendo il suo lavoro, no?
Invece no: nell'epoca delle notizie istantanee, c'è chi le notizie non le recupera per niente.
Non riesco a capire se si tratti di ottusità, di pigrizia o di chissà che altro.
Quale che sia l'opzione, la preoccupazione per la direzione in cui vanno le cose mi pare l'unica reazione sensata.

giovedì 4 aprile 2013

La filosofia e Babylon 5

L'Universo parla molte lingue diverse racchiuse in una sola voce. Non parla con la voce dei Narn nè degli Umani nè dei Centauri nè dei Gaim nè dei Mimbari. L'Universo parla con voce di speranza. Parla con voce di fiducia. Parla con voce di forza e con voce di compassione. Parla con la voce del cuore e con la voce dell'anima. Esprime tutto questo con una sola voce. E' la voce dei nostri antenati che parlano attraverso di noi. E la voce dei nostri eredi che aspettano di nascere. E ci par di sentirla questa voce mentre dice "Noi siamo uno". Qualunque siano le nostre origini, a prescindere dalle nostre diversità, a prescidere dalla fede che professiamo: noi siamo uno. Siamo tutti soggetti al dolore, siamo tutti soggetti alla paura, siamo tutti soggetti a un futuro pieno di incognite: noi siamo uno. Figli dello stesso Universo. Figli della stessa causa. Raccogliamo dunque questo messaggio di pace e di rispetto tra i popoli, rendiamoci disponibili l'uno verso l'altro, impariamo ad amarci e a confrontarci. Poichè ogni voce acquisita ci arricchisce e ci nobilita, e ogni voce persa ci immiserisce. Noi siamo la voce dell'Universo, l'essenza della creazione, la fiaccola che illuminerà il percorso verso un futuro migliore. Noi siamo uno. Noi siamo uno.
Dichiarazione dei Principi dell'Alleanza Interstellare
(Babylon 5 - 5x03 - L'inganno dei Drazi / The Paragon of Animals
by J. Michael Straczynski - 1998)

Da qualche tempo sto guardando Babylon 5.
Sono arrivato a metà della quinta stagione e in questa stagione, per quanto a tratti non apprezzi tutte le idee sviluppate dall'autore, sono già incappato in un paio di perle che mi sono piaciute un sacco.
Si tratta di discorsi del personaggio G'Kar, l'ambasciatore dei Narn sulla stazione, un personaggio notevole anche per la sua capacità di diventare un leader carismatico ed illuminato laddove a tratti, specie all'inizio della serie, risultasse spesso un soggetto troppo incline al desiderio di vendetta ed alle macchinazioni.

G'Kar: ... e di conseguenza, sprechiamo troppo tempo nel tentativo di essere seri, come se dovessimo provare che siamo più illuminati e saggi di chiunque altro (ride) ma non saremo liberi finchè non sapremo ridere di noi stessi. Quando ci specchiamo e ci accorgiamo di quanto sia ridicolo il nostro aspetto, una risata è inevitabile, ed è da una risata che deriva la saggezza. La prossima domanda.
Allievo: Cos'è la verità, e cosa è Dio?
G'Kar: Ah... non vorrai davvero che risponda a queste domande?
Allievo: Invece sì, per favore.
G'Kar: (sospira) Se accendo una lampada e la dirigo verso un muro, sul muro apparirà una macchia di luce. La lampada è la ricerca della verità, della comprensione, e troppo spesso crediamo che la luce sul muro sia Dio. Ma la luce non è l'obiettivo della ricerca, è il risultato della ricerca. Più intensa è la ricerca, e più forte è la luce sul muro. E più forte è la luce sul muro, e più grande è il senso di rivelazione che proviamo guardandola. Al contrario, colui che non ricerca la verità, colui che non porta mai con sè una lampada, non vede niente. Mmm... Ciò che percepiamo come Dio, non è altro che il prodotto della nostra ricerca di Dio. Se ci limitassimo a conteplare la luce sul muro, incontaminata come la vediamo, non comprenderemmo che deriva da noi stessi. A volte ci fermiamo di fronte alla luce e presumiamo di essere al centro dell'universo, e che Dio assista inattivo a ciò che facciamo. Oppure ci volgiamo verso la nostra ombra, e crediamo che tutto sia buio. Se cadiamo in questi errori di valutazione, fallisce il nostro scopo, cioè quello di usare la luce per illuminare il muro con tutti i suoi pregi e tutte le sue imperfezioni e di capire meglio il significato del mondo che ci circonda.
Allievo: Erm... Certo, ma... Cos'è la verità, e cos'è Dio?
G'Kar: (ride e sospira) La verità... E' un fiume!
Allievo: Ah! Oh, sì! E che cos'è Dio?
G'Kar: Dio è... la sorgente del fiume.
lezione del "cittadino" G'Kar ad un gruppo di Narn
(Babylon 5 - 5x14 - Addestramento nello spazio / Meditations on the Abyss
by J. Michael Straczynski - 1998)

Questa è forse la mia citazione preferita finora.
G'Kar inizialmente finisce un discorso che mi trova perfettamente d'accordo: saper ridere di sè stessi è, a mio avviso, un grande esempio di saggezza.
Il discorso successivo, sulla ricerca della verità e di Dio, è altrettanto notevole, anche se con passaggi discutibili e con un assunto che mi piacerebbe riuscire a condividere di più.
Il finale, poi, con uno stremato G'Kar che si arrende alle insistenze e da una risposta che sembra quasi scollegata dal complesso discorso fatto in precedenza, è puro genio comico.

Personalmente mi definisco un agnostico, quindi non ho certezze sull'esistenza di Dio - nell'accezione della tradizione giudaico / cristiana - o di un più generico "Ente divino", sulla sua natura e sul ruolo che noi esseri umani abbiano in relazione con esso.
Non ho certezze e non posso fare a meno di invidiare, a tratti, chi ne ha, sia in un senso che nell'altro: credere con assoluta convinzione significa avere una fede - sia essa nell'esistenza di Dio o nella sua assenza poco importa - ed a tratti il mio essere agnostico un po' mi pesa proprio per l'assenza di certezze. Avere una fede deve essere consolante, laddove il regno del dubbio è un regno instabile e privo di grandi punti di riferimento cui ancorarsi affidandocisi completamente.

L'idea che la luce che percepiamo come la presenza o l'essenza di Dio non sia altro che il risultato della nostra ricerca di una qualche forma di divino e che provenga da noi, può implicare il concetto di essenza divina diffuna nell'umanità intera, se non nell'intera creazione, senza per forza dover implicare l'esistenza di una qualche forma definita di divinità "antropomorfa". Concetto interessante e forse ancora più consolante: non esiste un solo Dio, ma esiste la scintilla di divino che splende in tutti noi.
Il problema è che lo stesso discorso potrebbe essere girato diversamente: la percezione di un ente divino è il risultato della nostra illusione che debba esserci, il risultato della nostra ossessiva ricerca di un entità, che ci fornisca risposte che non siamo in grando di darci, che ci porta, in assenza di risultati, a concepirlo per noi stessi... In soldoni, come a dire che Dio altro non è che la più grande creazione dell'uomo.

Non sono concetti nuovi, ma se dovessi dire che ho capito quale sento più mio, probabilmente mentirei, quindi me ne resto senza risposta, continuando ad aggirarmi nel mio limbo privo di certezze e fedi assolute, con la mia irrequieta anima agnostica che si agita ogni volta che percepisce la possibilità di essere definita meglio, per poi ritirarsi sconsolata nel proprio angolo quando capisce che non si può arrivare a nulla di certo.

mercoledì 3 aprile 2013

Prove generali di terza guerra mondiale - parte terza

Ok, è ufficiale, qualcuno sta regolando un orologio da qualche parte nel mondo: l'Orologio dell'Apocalisse.
Per chi non lo sapesse, il Doomsday Clock - Orologio dell'Apocalisse, per l'appunto, in italiano - è un orologio teorico che misura quanto tempo ci separa da un conflitto nucleare.
Ideato negli anni quaranta da un gruppo di scienziati americani, viene aggiornato con periodicità varia per tenere traccia del farsi più o meno probabile della guerra atomica.
Oggi la Corea del Nord ha, dapprima, chiuso l'accesso a merci e personale sud coreano e straniero - impedendone anche l'uscita - dalla regione di Kaesong: si tratta di una zona di confine in cui, in territorio del Nord, si trovano aziende del Sud, con anche personale che quotidianamente attraversa la frontiera.
Questa chiusura aveva scatenato la reazione sud coreana che aveva annunciato di essere pronta all'intervento militare, se necessario, per sbloccare la situazione.

Sempre oggi, finalmente, anche la Russia si diceva preoccupata della situazione con un viceministro degli esteri che dichiarava che, stante la tensione, il pericolo poteva venire anche solo da un errore umano o da un problema tecnico; frattanto gli USA annunciavano che stavano preparando il dispiegamento di un sistema di intercettazione di missili a medio e corto raggio per difendere le loro basi militari, e gli obiettivi civili, sull'isola di Guam, con il Segretario alla Difesa che aveva dichiarato che, pur avendo tenuto gli Stati Uniti un atteggiamento tutto sommato moderato sulla crisi, era necessario valutare attentamente il da farsi perchè può essere pericolo sottovalutare le minacce.

Stasera, rientrando a casa, ho scoperto che la Corea del Nord ha annunciato che sono pronti ad un attacco nucleare contro obiettivi americani e che i piani di attacco sono già stati approvati.
Secondo alcuni analisti, non è probabile che i loro attuali sistemi d'arma possano colpire gli Stati Uniti, ma installazioni sud coreane o americane in Corea del Sud potrebbero essere assolutamente alla loro portata.

Più ci penso, più mi viene da preoccuparmi, e l'immagine del Doomsday Clock mi è tornata inevitabilmente alla mente, sperando sempre che quei minuti non diventino mai minuti su un orologio vero.
In tutto questo, una nota di colore nostrano: negli ultimi giorni la notizia della crisi coreana ha avuto solo parziale risalto sulle homepage dei quotidiani nazionali e nei telegiornali.
Nella giornata di oggi, però, è stato possibile assistere all'evoluzione della cosa anche in termini di spazio ad essa dedicata: da un'area dopo la politica interna e la cronaca, la notizia è riuscita prima a scavalcare al cronaca ed ora occupa la testa della pagina... forse anche questo è uno dei segni dell'Apocalisse?